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Economia 2 min di lettura49 min fa

Produttività ferma da 25 anni: la partita decisiva passa dall’AI

Maria Anghileri indica talenti, investimenti e applicazioni industriali come leve per trasformare la forza manifatturiera italiana in leadership tecnologica.

La carenza di competenze rischia di diventare il vero limite per le piccole e medie imprese chiamate ad adottare l’intelligenza artificiale. Per questo Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, propone un percorso dedicato alla formazione di 500 specialisti e al rientro in Italia dei professionisti oggi all’estero.

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Il capitale umano è la prima urgenza

Il progetto prevede cento persone all’anno, per cinque anni, inviate nei principali centri internazionali dedicati all’intelligenza artificiale. L’obiettivo è costruire competenze nei settori in cui ancora mancano, stabilendo fin dall’inizio un accordo per il ritorno dei partecipanti nel sistema produttivo italiano.

A questa misura dovrebbe affiancarsi una campagna di selezione rivolta a esperti e ricercatori italiani all’estero. Per Anghileri, condizioni economiche adeguate potrebbero favorirne il rientro: “Il tema del capitale umano è tema prioritario”. La difficoltà, ha spiegato, non riguarda soltanto le risorse necessarie per sostenere la trasformazione digitale, ma anche la disponibilità di persone preparate.


Una zona speciale per l’intelligenza artificiale

Tra le proposte degli industriali under 40 c’è anche la creazione di una zona economica speciale dedicata all’intelligenza artificiale. Il modello prende spunto dall’esperienza delle Zes e punta a convogliare risorse pubbliche e private verso startup e giovani aziende innovative.

La concentrazione degli investimenti dovrebbe rendere più semplice lo sviluppo di progetti tecnologici e rafforzare il collegamento tra imprese, ricerca e nuovi talenti. L’idea era stata presentata durante il convegno di Capri degli imprenditori under 40 e rilanciata da Anghileri nel corso dell’appuntamento di Taormina.

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Dalle fabbriche alla ricerca

L’intelligenza artificiale, secondo la presidente dei Giovani Imprenditori, non deve restare confinata agli schermi. Una delle priorità indicate è l’applicazione nei robot, nei macchinari e nelle linee produttive: sistemi capaci di rendere più evolute le tecnologie che l’industria italiana già realizza e vende sui mercati internazionali.

Un secondo fronte riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale nella ricerca scientifica e nelle scienze della vita, con possibili ricadute su comparti come chimica e farmaceutica. La sfida consiste quindi nel trasformare la riconosciuta forza manifatturiera del Paese in un vantaggio anche sul piano tecnologico.


La strategia deve diventare operativa

Nel corso dell’Education & Open Innovation Forum di Confindustria, a Taormina, Anghileri ha definito l’intelligenza artificiale “la più grande sfida dell’età contemporanea”. La sua diffusione nelle imprese, ha osservato, inciderà sulla capacità competitiva e sull’andamento della produttività italiana, rimasta senza crescita da venticinque anni.

Per affrontare questo passaggio, la dirigente chiede che il piano nazionale già elaborato dal governo venga attuato concretamente. “Occorre che la strategia italiana per l’intelligenza artificiale, che già c’è, che ha fatto il governo, si traduca effettivamente in azione”, ha affermato, indicando nella produttività e nella competitività industriale le principali poste in gioco.

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