Piccole imprese, energia al bivio: il conto supera l’Europa del 47,4%
Confartigianato attribuisce il divario soprattutto al sistema fiscale nazionale e chiede un riequilibrio per restituire competitività alle aziende minori.
Per le piccole imprese italiane il costo dell’energia resta molto più alto rispetto a quello sostenuto dai concorrenti europei. Il divario raggiunge il 47,4% e, secondo Confartigianato, la causa principale non va cercata soltanto nelle crisi internazionali.
Il peso fiscale fa la differenza
L’associazione individua infatti nella struttura nazionale del prelievo uno dei fattori che aggravano le bollette delle piccole e medie imprese. Il sistema, nella sua denuncia, finirebbe per favorire soprattutto le aziende con consumi energetici più elevati, lasciando le realtà minori in una posizione di svantaggio.
A incidere sulla competitività non sarebbero quindi soltanto la guerra in Ucraina o le tensioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Confartigianato richiama una criticità interna e non temporanea, destinata a riflettersi sui costi sostenuti quotidianamente dalle imprese.
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La richiesta: riequilibrare i costi
Il divario con la media dell’Unione europea rende più difficile per le piccole attività competere sul mercato. Bollette più onerose significano infatti una pressione maggiore sui bilanci, in un contesto nel quale le imprese di dimensioni ridotte non possono contare sugli stessi margini delle aziende energivore.
Per Confartigianato la strada indicata è un intervento di riequilibrio del prelievo. L’obiettivo, sintetizzato dall’associazione nella formula “Riequilibrare per competere”, è ridurre lo svantaggio che oggi grava sulle Pmi e riportare il costo dell’energia su livelli più compatibili con quelli europei.
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