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Economia 2 min di lettura5 ore fa

Petrolio, l’impennata può riaccendere l’inflazione: i numeri

Ad agosto i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 10,9% annuo, spinti dall’energia: a settembre l’inflazione potrebbe salire al 3,7%.

Il balzo dei costi industriali rischia di trasferirsi rapidamente sui bilanci delle famiglie. Ad agosto i prezzi alla produzione dell’industria sono cresciuti del 2,4% rispetto al mese precedente e del 10,9% su base annua, con il petrolio a guidare l’accelerazione.

Secondo le stime diffuse da Bloomberg, l’indice Nic potrebbe passare dal 3,3% di agosto al 3,7% a settembre. I dati preliminari italiani saranno pubblicati dall’Istat domani, insieme a quelli di Francia e Germania.


Famiglie in allarme per i rincari

L’Unione nazionale consumatori teme che l’aumento dei costi all’origine si trasformi presto in una nuova pressione sui prezzi dei beni e dei servizi. L’associazione parla di “una stangata sulle famiglie” e considera il dato un segnale preoccupante in vista dell’autunno.

Nel mirino dell’Unc c’è anche la destinazione delle risorse pubbliche. Secondo l’organizzazione, i 2,3 miliardi previsti per ridurre il bollo auto avrebbero dovuto essere impiegati per contenere le bollette di luce e gas di famiglie e imprese, una scelta definita più seria e responsabile.


Energia protagonista della fiammata

La componente energetica ha segnato un incremento annuo del 34,5%, mentre l’aumento dei prezzi industriali al netto dell’energia si è fermato al 3,2%. All’interno del comparto, i prodotti petroliferi hanno registrato un +8,9% su base mensile e un +67,7% rispetto ad agosto 2025.

Dopo il petrolio, il rincaro più marcato riguarda la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata: +7,3% in un mese e +26,3% su base annua. Più contenuti gli aumenti degli altri raggruppamenti: +0,8% per i beni di consumo, +2,4% per quelli strumentali e +5,9% per i beni intermedi. Nei consumi, i beni durevoli sono saliti del 5,5%, mentre quelli non durevoli hanno segnato una diminuzione dello 0,3%.

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Produzione debole, fatturato in crescita

I dati sul fatturato di industria e servizi, riferiti a luglio, mostrano una distanza tra valori monetari e quantità vendute. Per l’industria, depurando i risultati dagli effetti del calendario, i volumi sono diminuiti dello 0,6% su base annua, mentre il fatturato espresso a valori correnti è aumentato del 4,8%.

Nei servizi l’Istat ha rilevato una crescita dello 0,1% in volume e del 3,1% in valore. Il comparto di alloggio e ristorazione ha invece registrato una contrazione dello 0,8% nelle quantità, accompagnata da un aumento del 2,0% del fatturato.


L’Italia guarda ai partner europei

Per la Spagna il dato è già disponibile: l’inflazione è salita al 4,9%, dal 4,3% del mese precedente. In Francia le attese indicano un tasso del 2,8%, mentre in Germania la previsione è del 3,1%.

Il confronto europeo accompagnerà la pubblicazione dei numeri italiani, attesi domani. L’eventuale salita dell’indice Nic al 3,7% renderebbe ancora più evidente il passaggio dai rincari dell’energia e delle materie prime ai prezzi pagati dai consumatori.

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