Petrolio giù e spread nervoso: cosa muove i mercati europei
Le Borse del continente avanzano mentre il greggio arretra e gli investitori attendono i dati sul lavoro negli Stati Uniti e gli sviluppi sullo Stretto di Hormuz.
Il calo del petrolio sostiene le Borse europee, ma non cancella la cautela sui titoli di Stato. Nel corso della seduta lo spread tra Btp e Bund ha oscillato tra 120 e 128 punti base, prima di riportarsi intorno a 125, mentre gli investitori guardano agli sviluppi sullo Stretto di Hormuz e ai prossimi dati sull’occupazione statunitense.
Le Borse accelerano con la tecnologia
L’indice Stoxx 600 ha guadagnato circa mezzo punto percentuale, spinto soprattutto dai comparti tecnologico e industriale. Milano ha recuperato terreno con il Ftse Mib, arrivato a segnare un rialzo dello 0,77% nel corso degli scambi e poi stabilizzatosi a +0,41%.
A Piazza Affari si sono distinti Technoprobe, Stellantis e Prysmian, con rialzi rispettivamente fino al 5%, al 4,68% e al 4,33%. In difficoltà, invece, alcuni finanziari: Unicredit ha ceduto lo 0,47%, Bper lo 0,41% e Fincantieri lo 0,44%. Tra gli altri listini, Francoforte è salita dell’1%, Parigi dello 0,8%, Madrid dello 0,53% e Londra dello 0,52%.
Il greggio perde quota
Il petrolio ha continuato a scendere: il Brent è arrivato a 99,2 dollari al barile, con una flessione del 3%, mentre il Wti ha perso fino al 4%, scendendo a 89 dollari. Il movimento viene collegato alle indiscrezioni su possibili discussioni tra alcuni Paesi europei per utilizzare le riserve strategiche e contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti.
In calo anche il gas, con i contratti Ttf scesi tra 71,7 e 73 euro al megawattora. La debolezza dell’energia ha pesato sul relativo comparto azionario, rimasto indietro rispetto alla tecnologia. L’attenzione resta inoltre concentrata su Hormuz, area considerata rilevante per gli equilibri del mercato energetico.
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Bond ancora sotto osservazione
Dopo una fiammata iniziale, la pressione sui mercati obbligazionari si è attenuata. Il differenziale tra il rendimento del decennale italiano e quello tedesco è passato da 126 a 120 punti base in una fase della seduta, per poi risalire verso 125; il Btp decennale si è mosso intorno al 4,64-4,65%, mentre il Bund è rimasto sotto il 3,42-3,44%.
La tensione non riguarda soltanto l’Italia. Il premio richiesto dagli investitori per detenere titoli francesi rispetto ai Bund ha raggiunto 150 punti base, il livello più alto dal 2012. In controtendenza rispetto agli altri principali rendimenti, quelli degli Oat francesi sono saliti fino al 4,92%; in calo, invece, i titoli del Tesoro statunitensi decennali, indicati al 5,23%.
Il lavoro Usa può cambiare rotta
Il prossimo dato sull’occupazione negli Stati Uniti è tra gli elementi più osservati dagli operatori. La sua lettura potrebbe infatti modificare le aspettative sul percorso dei tassi d’interesse della Federal Reserve, con possibili ripercussioni sia sui cambi sia sui mercati obbligazionari.
Nel frattempo l’euro si è mosso in modo alterno contro il dollaro: la moneta unica è stata scambiata a 1,1228 dollari in una fase della giornata, per poi rafforzarsi fino a 1,1258.
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