Pensioni, la minaccia invisibile che cresce con l’età
L’Italia invecchia rapidamente e il sistema dovrà sostenere più pensioni, cure e assistenza: la pianificazione personale diventa decisiva.
La vera incognita non è soltanto vivere più a lungo, ma riuscire a sostenere economicamente gli anni aggiuntivi dopo il lavoro. In Italia il problema si intreccia con una natalità ridotta e con un rapporto sempre più squilibrato tra anziani e popolazione attiva. «Non è la longevità il problema, ma il rischio di non avere le risorse per finanziarla», ha spiegato Massimiliano Marzo, economista dell’Università di Bologna e componente del Comitato Scientifico di EFPA Italia.
Il conto demografico è già aperto
Il numero medio di figli per donna è fermo a 1,14, mentre la vita attesa alla nascita arriva a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 per le donne. Al 1° gennaio 2025 gli over 65 costituivano il 24,7% della popolazione, più del doppio rispetto agli under 15, pari all’11,9%.
Questa combinazione porta l’Italia ai vertici dell’Unione Europea per incidenza della popolazione anziana e, allo stesso tempo, all’ultimo posto per presenza di bambini. Anche l’età mediana conferma la distanza dal resto dell’area: 49,1 anni contro una media europea di 44,9.
La pensione affronta uno squilibrio permanente
Secondo Marzo, l’elemento più delicato non è soltanto l’aumento dell’età, ma la riduzione della platea di persone in età lavorativa. Una popolazione longeva può essere sostenibile se è accompagnata da un numero adeguato di occupati e da una produttività elevata; in caso contrario, la pressione sui conti aumenta.
Nel sistema pensionistico a ripartizione, come quello italiano, i contributi versati dai lavoratori finanziano le prestazioni correnti. L’invecchiamento altera stabilmente il rapporto tra chi lavora e chi riceve pensioni, chiedendo allo Stato maggiori risorse anche per sanità e assistenza. Marzo definisce questo processo uno «shock fiscale strutturale», diverso da una recessione perché non si esaurisce con la ripresa dell’economia.
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Risparmiare pensando agli anni extra
Il rischio riguarda anche le decisioni delle singole famiglie. Basarsi soltanto sulla durata media della vita può indurre a spendere una quota eccessiva del patrimonio nei primi anni della pensione, lasciando meno risorse per eventuali cure mediche o necessità assistenziali future.
L’indicazione dell’economista è quindi di cominciare per tempo a costruire una riserva previdenziale, valutare la previdenza complementare e mantenere una gestione del patrimonio compatibile con un orizzonte molto lungo anche dopo il pensionamento. «Non pianificate il vostro futuro finanziario pensando alla vita media», ha sintetizzato Marzo: occorre considerare concretamente la possibilità di vivere molto più a lungo della media.
L’analisi è stata realizzata da EFPA Italia, fondazione affiliata all’Associazione europea per la pianificazione finanziaria, che certifica professionisti e percorsi formativi nel campo della consulenza sugli investimenti. Marzo, membro del suo Comitato Scientifico, si occupa di pensioni, mercati finanziari e gestione del rischio ed è direttore del Master in gestione patrimoniale della Bologna Business School.
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