Vino italiano, la ripresa divide il mercato: chi corre e chi resta indietro
Nel terzo trimestre gli imbottigliamenti si avvicinano alla stabilità, ma bianchi, spumanti, Doc e Docg mostrano risultati molto migliori rispetto a rossi e Igt.
Il mercato del vino italiano non sta reagendo in modo uniforme. «Bianchi e spumanti presentano dinamiche significativamente migliori rispetto ai rossi, così come Doc e Docg rispetto agli Igt», ha osservato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, sottolineando quanto sia importante leggere tempestivamente le differenze tra comparti e territori.
La piattaforma Tessa, che raccoglie in tempo reale i dati dell’attività di certificazione, consente alle imprese e ai consorzi di seguire questi cambiamenti con maggiore precisione. Il quadro che emerge è quello di una stabilizzazione ancora fragile, accompagnata da profonde distanze tra le diverse categorie produttive.
Scorte elevate, equilibrio ancora fragile
Il livello delle giacenze resta uno degli elementi da seguire con maggiore attenzione. Al 31 luglio 2026, ultimo mese confrontabile prima dell’accreditamento della nuova annata, le cantine disponevano di circa 15,96 milioni di ettolitri, rispetto ai 13,67 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.
L’aumento è pari a circa il 16,8% e rende più delicato il rapporto tra prodotto disponibile e domanda. Il maggiore assorbimento evidenziato dagli imbottigliamenti nel terzo trimestre rappresenta un segnale incoraggiante, ma non elimina le incognite legate all’arrivo della nuova vendemmia e all’evoluzione dei consumi.
Settembre riaccende i volumi
Tra luglio e settembre gli imbottigliamenti sono rimasti quasi invariati su base annua, con una variazione del -0,3% rispetto al terzo trimestre del 2025. Il dato più dinamico è arrivato però da settembre, quando i volumi hanno segnato un incremento del 4,9%.
Nei primi nove mesi dell’anno sono stati imbottigliati 9,86 milioni di ettolitri. Il bilancio resta negativo: -3% rispetto al 2025 e -4,2% se confrontato con la media del triennio 2023-2025. Tuttavia, la progressione trimestrale mostra un graduale ridimensionamento della flessione iniziale.
Un contesto internazionale sfavorevole
La situazione del settore continua a risentire delle tensioni geopolitiche, delle scelte commerciali degli Stati Uniti e dell’incertezza sulle tariffe. A incidere sono anche cambiamenti più duraturi nelle abitudini di acquisto e nelle occasioni di consumo dei principali Paesi importatori.
Le stime dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino indicano per il 2025 una riduzione del 2,7% dei consumi mondiali e del 3,1% nell’Unione europea. Nei primi sette mesi dell’anno, inoltre, secondo Nomisma Wine Monitor il valore degli acquisti di vino nei dodici maggiori mercati internazionali è sceso dell’11%; negli Stati Uniti la diminuzione ha raggiunto il 23%.
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Doc e Docg recuperano terreno
Le denominazioni non procedono tutte alla stessa velocità. Nel terzo trimestre i vini Doc hanno aumentato gli imbottigliamenti del 5%, mentre i Docg hanno registrato un progresso del 4,9%.
Gli Igt hanno invece accusato un arretramento del 18,9% nello stesso periodo. Considerando gennaio-settembre, la distanza resta evidente: Doc e Docg sono rispettivamente a -0,5% e -0,2% rispetto al 2025, mentre gli Igt segnano una contrazione del 13%.
Bianchi in crescita, rossi sotto pressione
La composizione della domanda appare ancora più chiara osservando le tipologie di vino. Tra luglio e settembre i bianchi fermi sono saliti del 6,7% e gli spumanti bianchi del 7,6%; nello stesso arco temporale i rossi hanno perso il 6,7%.
Il risultato dei primi nove mesi conferma la tendenza: i bianchi fermi crescono dell’1,8% e gli spumanti bianchi dell’1,3%, mentre i rossi arretrano dell’8,8%. La ripresa, quindi, premia soprattutto le produzioni bianche e spumanti, senza coinvolgere l’intero comparto.
Nord e Sud con traiettorie opposte
Anche la distribuzione geografica presenta risultati differenti. Da gennaio a settembre il Centro ha registrato una diminuzione del 4,7% e il Nord Est del 4,1%; il Nord Ovest è invece salito dell’1,4%.
Il Sud ha segnato un balzo del 26,7%, ma partendo da quantità molto più contenute all’interno del perimetro delle denominazioni certificate da Valoritalia. I dati dell’organismo descrivono soprattutto la realtà settentrionale, dove la sua certificazione copre oltre il 90% dei vini a denominazione di origine.
«Non possiamo ancora parlare di un’inversione strutturale della tendenza», ha spiegato Liantonio commentando i risultati. Per il presidente di Valoritalia, la tenuta degli imbottigliamenti e il ritorno alla crescita di Doc e Docg mostrano comunque una capacità di reazione del settore, pur in un quadro internazionale ancora complesso.
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