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Economia 1 min di lettura4 ore fa

Pensioni, il doppio effetto della stretta: meno uscite ma conto record

Nel 2025 sono rimasti inutilizzati 1,2 miliardi, mentre la spesa complessiva continua a crescere fino a 366,5 miliardi nel 2027

Il sistema previdenziale mostra due tendenze opposte: da una parte diminuiscono le nuove liquidazioni e le richieste di pensionamento, dall’altra l’esborso complessivo continua ad aumentare. Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 non sono stati utilizzati 1,2 miliardi di euro.

La riduzione delle uscite non basta però a contenere il valore totale della spesa. L’effetto dell’inflazione porterà infatti il conto delle pensioni a 366,5 miliardi di euro nel 2027.


Meno domande, assegni in calo

Nel giro di due anni le richieste di pensionamento si sono più che dimezzate. Il dato segnala un rallentamento significativo dell’accesso alle nuove prestazioni, in un quadro condizionato dalle regole più rigide per lasciare il lavoro.

La contrazione dovrebbe proseguire anche nel 2026. Per quell’anno è prevista una diminuzione del 7,4% dei nuovi assegni rispetto al periodo precedente, confermando la tendenza a un numero inferiore di pensioni liquidate.

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La spesa continua a salire

Il minor numero di nuove pensioni non si traduce automaticamente in una riduzione della spesa complessiva. La rivalutazione degli importi legata all’inflazione spinge infatti verso l’alto il valore totale degli assegni previdenziali.

Le proiezioni indicano così un esborso pari a 366,5 miliardi di euro nel 2027. Nel frattempo, il mancato utilizzo di 1,2 miliardi nel 2025 fotografa l’effetto immediato della stretta sulle uscite, senza annullare la crescita del conto generale.

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