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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Pausa pranzo, il dato che spinge i lavoratori verso l’ufficio

Per molti dipendenti il pasto resta un momento decisivo di relazione, benessere e collaborazione, mentre il lavoro da casa accentua isolamento e pasti saltati.

Una pausa pranzo efficace non serve soltanto a interrompere la giornata: per l’85,2% degli intervistati favorisce i rapporti personali con i colleghi, mentre per l’82,2% rafforza il legame con il gruppo di lavoro e l’azienda. Il 54,2% racconta inoltre di aver ricevuto a tavola indicazioni o informazioni poi utili nello svolgimento delle proprie mansioni.

I dati del Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità” mostrano quindi che gli ambienti dedicati al pasto possono incidere sulla soddisfazione professionale, sulle relazioni e anche sulla produttività. La ricerca è stata presentata a Bologna.


Il pranzo può riportare in ufficio

La qualità dell’esperienza legata al cibo pesa anche sulle decisioni relative alla presenza in azienda. Tra chi alterna casa e ufficio, il 58,5% dichiara che servizi e spazi migliori per mangiare rappresenterebbero un incentivo a recarsi più spesso sul posto di lavoro.

Secondo Francesco Malaguti, presidente di Camst, non sarebbe l’obbligo a rendere attrattiva la sede aziendale: «La presenza non si costruisce con l’obbligo, ma con il valore». Gli uffici, a suo avviso, dovrebbero offrire occasioni di relazione, collaborazione, benessere e crescita, attraverso luoghi accoglienti, flessibili e inclusivi, non soltanto una mensa rinnovata.


A casa aumentano isolamento e stress

Il lavoro agile, tuttavia, presenta alcune conseguenze meno favorevoli proprio durante il momento del pasto. Il 54,7% dei lavoratori che operano da remoto mangia di solito senza compagnia; il 36,2% rinuncia alla pausa o continua a lavorare mentre consuma il pasto, mentre il 34,9% vive con stress la necessità di prepararlo.

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A questi elementi si aggiungono il disagio per l’assenza dei colleghi a tavola, segnalato dal 29,6%, e la sensazione che tale mancanza abbia ripercussioni professionali, indicata dal 26,6%. Nel complesso, il 60,1% sperimenta almeno una di queste difficoltà.


La socialità non passa dallo schermo

Per Malaguti, la flessibilità e l’autonomia offerte dal lavoro agile restano importanti, ma non tutti gli aspetti della vita lavorativa possono essere trasferiti online. Il momento conviviale, ha spiegato, contribuisce a creare fiducia, senso di appartenenza e scambio di idee: «Digitale e presenza non sono alternative, ma complementari».

La ricerca suggerisce così che il pranzo non debba essere considerato soltanto una sospensione dell’attività. Può diventare una risorsa per il lavoro stesso, perché mette in contatto le persone, facilita la circolazione di informazioni e sostiene il benessere quotidiano.

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