Nautica, il Sud fa squadra: il piano in quattro mosse
Internazionalizzazione, porti turistici, sostenibilità e formazione sono i pilastri del Progetto Sud presentato allo Snim 2026 di Brindisi
Il Mezzogiorno prova a rafforzare il proprio ruolo nella nautica con un progetto comune dedicato alla crescita delle imprese e dei territori. L’iniziativa, chiamata Progetto Sud, sarà uno dei temi centrali dello Snim 2026, il Salone nautico di Puglia in programma a Marina di Brindisi fino al 26 ottobre.
L’appuntamento entra nel vivo con 180 espositori e più di 300 imbarcazioni distribuite su 20mila metri quadrati. Il piano sarà approfondito il 23 ottobre durante il Forum delle imprese nautiche del Mezzogiorno, dove Giuseppe Meo, presidente dello Snim, illustrerà le linee d’intervento.
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Il Mezzogiorno punta sulla sua forza industriale
La base del progetto è rappresentata dai numeri del comparto. In Puglia si contano 69 infrastrutture portuali e oltre 11mila posti barca, mentre il XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare 2026, realizzato da Centro Studi Tagliacarne–Unioncamere e OsserMare, attribuisce al Sud il 34,2% del valore aggiunto diretto nazionale dell’economia del mare: circa 27 miliardi di euro.
La stessa area concentra il 39,9% dell’occupazione del settore, con oltre 452mila addetti. Meo sottolinea inoltre il peso della cantieristica meridionale nella produzione di imbarcazioni fino a 15 metri, segmento che costituisce l’80% della produzione nazionale di piccola nautica e si concentra soprattutto tra Puglia, Calabria, Campania e Sicilia.
Secondo il presidente dello Snim, il territorio dispone quindi di condizioni favorevoli per un ulteriore sviluppo, ma servono regole più efficaci per costruire o ampliare le marine, realizzare porti a secco e attrarre capitali. A questo si aggiungono le opportunità legate alle Zone economiche speciali e ai relativi strumenti di finanziamento. «Il Mezzogiorno rappresenta una piattaforma di rilievo al centro del Mediterraneo», ha affermato Meo.
Porti e investimenti per crescere
Uno dei capitoli del Progetto Sud riguarda l’internazionalizzazione delle aziende. Le principali fiere nautiche si svolgono nel Nord Italia o in altri Paesi europei e, per i costruttori meridionali, il trasferimento delle imbarcazioni può costare più del triplo rispetto a quello sostenuto da altri operatori italiani.
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Il problema riguarda soprattutto le imprese artigianali che realizzano unità fino a 15 metri. Per queste realtà, portare le barche negli spazi espositivi significa affrontare spese di trasporto particolarmente pesanti. L’obiettivo è sottoporre la questione ai tavoli nazionali e ottenere misure di sostegno attraverso interventi del Governo e delle camere di commercio.
La portualità turistica costituisce un altro asse del piano. Meo richiama in particolare la Puglia, che dispone di circa 900 chilometri di costa e potrebbe diventare una base significativa per il noleggio nautico. La posizione sull’Adriatico, inoltre, mette la regione in relazione diretta con mercati vicini che hanno accelerato nello sviluppo del turismo legato al mare.
Le competenze completano il progetto
Nel disegno delineato dallo Snim trovano spazio anche sostenibilità e formazione professionale. L’intento è accompagnare la crescita produttiva con nuove competenze e con una maggiore attenzione all’impatto ambientale, così da rendere più solide e competitive le imprese del territorio.
Il confronto del 23 ottobre servirà a riunire questi temi in una strategia dedicata alla nautica meridionale. Tra i Paesi citati come riferimento per il turismo nautico figurano Croazia, Montenegro, Grecia, Turchia e Albania: realtà vicine alla Puglia che, secondo Meo, hanno compiuto progressi significativi nel settore.
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