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Economia 3 min di lettura33 min fa

Cartiere, la bolletta può esplodere: 50 impianti verso la cassa

Assocarta e sindacati chiedono misure immediate contro gas caro, importazioni asiatiche e costi ambientali che minacciano produzione e posti di lavoro.

Ridurre il costo del gas, utilizzare le risorse ottenute dallo stoccaggio e dall’extragettito Iva, applicare pienamente il decreto Bollette e accelerare la Gas Release. Sono alcune delle misure richieste al governo da Assocarta e dai sindacati, che sollecitano anche l’intervento delle istituzioni europee sul sistema Ets e sulla competitività dell’industria cartaria.

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La filiera chiede una risposta immediata

L’obiettivo indicato dalle imprese e dalle organizzazioni dei lavoratori è evitare che le difficoltà finanziarie si trasformino in nuove fermate produttive e ricadute occupazionali. Sul piano nazionale viene chiesto, in particolare, di ridurre la distanza tra il valore del Ttf di Amsterdam e quello più elevato del Psv italiano, oltre a destinare ai consumatori industriali una quota maggiore di gas prodotto in Italia a condizioni più sostenibili.

A Bruxelles, invece, il comparto punta alla revisione dell’impostazione dell’Ets, alla salvaguardia delle assegnazioni gratuite e al reimpiego completo degli introiti delle aste in iniziative per la decarbonizzazione industriale. Secondo Assocarta e Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilfpc e Ugl Chimici, le politiche energetiche e climatiche devono tenere insieme sostenibilità, autonomia produttiva e difesa dell’occupazione.


Numeri pesanti per aziende e lavoratori

La richiesta arriva da un settore che in Italia produce ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di carta e sviluppa ricavi vicini agli 8 miliardi di euro. Le aziende cartarie sono 114 e impiegano 18.700 persone; considerando trasformazione, grafica e tecnologie collegate, l’intera filiera supera invece i 26 miliardi di euro di valore e raggiunge quasi 162mila addetti.

Il comparto svolge inoltre una funzione rilevante nell’economia circolare. Nel 2025, infatti, in Italia è stato riciclato il 66,3% della carta: le cartiere rappresentano lo sbocco industriale naturale di questo materiale recuperato.


Gas e importazioni mettono pressione

Nel corso dell’anno il prezzo del gas è salito da 35 a oltre 80 euro per MWh. Se la tendenza restasse tale, la spesa energetica annuale delle cartiere potrebbe passare da 800 milioni a 1,3 miliardi di euro, portando l’incidenza dell’energia sul fatturato fino al 20% o oltre.

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Alla domanda interna debole si aggiunge la concorrenza dei produttori asiatici, sostenuti da capacità produttiva in eccesso e interventi pubblici. Nella prima metà del 2026 le importazioni asiatiche di carta e cartoni, comprese le carte per uso igienico, sono aumentate di oltre il 31% sul mercato italiano. Il differenziale nei costi energetici rischia così di tradursi in una perdita stabile di quote per le imprese nazionali.


Cinquanta stabilimenti sotto osservazione

Le stime elaborate dall’ufficio studi di Assocarta indicano che 50 cartiere, pari al 44% degli impianti presenti in Italia, potrebbero ricorrere alla cassa integrazione nel secondo semestre. La previsione tiene conto anche degli effetti già osservati durante lo shock del gas del 2022.

Per il 2026 le ore autorizzate di cassa integrazione potrebbero arrivare fino a 7 milioni, con un costo stimato per l’Inps di circa 58 milioni di euro. Il dato segnerebbe una rottura rispetto alla diminuzione registrata negli ultimi due anni e rifletterebbe il calo dell’utilizzo degli impianti e la fragilità della domanda. Le conseguenze potrebbero estendersi anche alle attività dell’indotto.


Anche l’Ets aggrava il divario

Sul quadro pesa infine il costo legato al sistema europeo di scambio delle emissioni. In assenza di modifiche, gli oneri Ets sono valutati in circa 215 milioni di euro all’anno, una cifra che rischia di ampliare ulteriormente lo svantaggio delle aziende italiane rispetto ai concorrenti esterni all’Unione europea.

Di fronte a questa combinazione di rincari, minore domanda e pressione estera, associazione datoriale e sindacati hanno chiesto un confronto urgente con il governo. Le parti intendono mantenere aperto anche il dialogo con le istituzioni europee per individuare interventi strutturali a tutela della continuità produttiva e dei livelli occupazionali.

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