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Economia 3 min di lettura26 min fa

Auto, l’indotto perde terreno: 3 miliardi in meno e 166.800 addetti

La filiera italiana della componentistica affronta il secondo anno consecutivo di arretramento, mentre le imprese chiedono nuovi volumi produttivi e un secondo costruttore nazionale.

La filiera italiana della componentistica per auto affronta una nuova fase di difficoltà. In dodici mesi il comparto ha visto ridursi il giro d’affari di circa 3 miliardi, scendendo a 53,5 miliardi, mentre gli addetti sono diminuiti del 23%, fino a quota 166.800.

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La produzione resta il nodo centrale

Le prospettive per il 2026 non lasciano intravedere una svolta rapida. Secondo le stime di Anfia, quest’anno dagli stabilimenti italiani usciranno tra 520mila e 530mila vetture e veicoli commerciali: un risultato in miglioramento rispetto al periodo precedente, ma ancora molto distante dalle oltre 900mila unità prodotte nel 2019.

A pesare è anche la crisi senza precedenti che sta interessando i costruttori europei, insieme alla pressione commerciale esercitata dai marchi cinesi. Questi ultimi, pur non realizzando ancora veicoli in Europa, hanno già raggiunto una quota di mercato compresa tra il 10% e il 15%. Gianmarco Giorda, direttore di Anfia, ha definito il quadro «assai complicato sia in Italia che in Europa» e ha avvertito che il 2026 potrebbe essere «un anno ancora peggiore dello scorso».


Piemonte più esposto alla frenata

La contrazione coinvolge l’intero sistema della componentistica, con la sola eccezione del Motorsport, che comunque rappresenta una parte minoritaria del settore. Il Piemonte è tra le aree più colpite: le circa 700 imprese presenti sul territorio hanno subito una flessione del 4,6% nel volume d’affari e del 3,5% sul fronte occupazionale.

I risultati arrivano dall’edizione 2026 dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, realizzato dalla Camera di commercio di Torino insieme ad Anfia. L’indagine segnala il secondo arretramento annuale consecutivo e raccoglie previsioni negative anche per il mercato mondiale, dove la produzione dovrebbe diminuire del 3% nel corso dell’anno.

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Ordini in calo, export ancora solido

Tra le ragioni indicate dalle aziende figurano la conclusione di alcune commesse e la scarsità di nuovi contratti collegati a Stellantis. Il gruppo pesa oggi in media per il 21,7% sul fatturato delle imprese attraverso le vendite, contro il 25,1% del 2023; la quota dei fornitori che lavorano per Stellantis è scesa invece dal 60% al 56%.

L’internazionalizzazione rimane tuttavia un elemento di tenuta. Le esportazioni sono aumentate del 4,4% e il saldo commerciale ha superato i 7 miliardi di euro. Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, ha sottolineato che le imprese stanno reagendo nonostante gli investimenti procedano con difficoltà: la percentuale di aziende che valutano l’impiego dell’intelligenza artificiale per migliorare i processi produttivi è salita dal 14% al 22%.


La richiesta di un secondo costruttore

La preoccupazione per il futuro si traduce nella richiesta, avanzata con urgenza dalle aziende della filiera, di attrarre in Italia un secondo produttore automobilistico. Per Anfia e per la Camera di commercio di Torino, la priorità è difendere i volumi e mantenere un ruolo strategico nelle catene internazionali di fornitura.

Sul piano europeo, Giorda ha indicato come rilevante l’intesa in preparazione sulla neutralità tecnologica, che dovrebbe lasciare spazio anche ai motori alimentati con biocarburanti. Tra i punti discussi c’è inoltre l’obbligo di utilizzare sulle vetture una quota del 70% di componenti realizzati in Europa.

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