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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Cent’anni e non sentirli: così le aziende sfidano il tempo

Le imprese storiche italiane puntano su innovazione, nuove generazioni e intelligenza artificiale per restare competitive senza rinunciare alla propria identità.

Per molti giovani il lavoro non coincide più soltanto con la busta paga: è anche uno strumento per costruire la propria identità, trovare una direzione e partecipare a un progetto più ampio. È su questo terreno che le aziende con una lunga storia possono diventare attrattive, a condizione di affidare ai nuovi talenti responsabilità reali e spazio per incidere.

Fortunato Amarelli, amministratore delegato dell’azienda di famiglia e presidente dell’Unione Imprese Centenarie Italiane, invita a non relegare le nuove generazioni a un ruolo marginale. Secondo lui, per contrastare la partenza dei giovani dall’Italia occorre consentire loro di immaginare e costruire il futuro, riconoscendo un valore al lavoro che superi la sola remunerazione.

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I giovani cercano uno scopo

Il tema sarà affrontato anche attraverso il Premio di laurea dell’Unione Imprese Centenarie, destinato alle tesi dedicate alla durata delle imprese. Il riconoscimento verrà assegnato durante l’appuntamento nazionale dell’associazione, offrendo così spazio agli studi sul rapporto tra continuità, innovazione e ricambio generazionale.

«Le generazioni cambiano e nessun periodo storico è uguale a un altro», osserva Amarelli. Le aziende longeve, aggiunge, possono valorizzare il patrimonio costruito nel tempo soltanto se accettano di delegare, ascoltare i collaboratori più giovani e valorizzarne le idee senza imporre attese interminabili.


L’intelligenza artificiale impone scelte

L’incontro annuale dell’Unione si svolgerà il 13 novembre a Firenze, sede dell’associazione dal 2000, e avrà come filo conduttore l’esperienza dell’imprevedibilità. Tra gli appuntamenti è previsto un confronto sugli effetti culturali, geopolitici e finanziari dell’intelligenza artificiale sulle strategie aziendali.

Per Amarelli, le nuove tecnologie non possono essere ignorate, anche se l’intelligenza artificiale appare più divisiva rispetto agli strumenti introdotti in passato. La direzione indicata è comprenderne il funzionamento e governarne l’impiego, così da trasformarla in una possibile risorsa invece che in una minaccia.

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La longevità passa dal cambiamento

L’Unione riunisce 50 aziende attive da almeno un secolo, presenti in varie aree del Paese e appartenenti a comparti differenti. Il gruppo comprende realtà agroalimentari, case editrici, cantine e aziende orafe; nel complesso occupa 11mila persone e sviluppa 2,6 miliardi di euro di fatturato.

La loro permanenza sul mercato non deriva però dalla semplice conservazione delle tradizioni. Giusto Manetti Battiloro 1820 ha ampliato l’impiego della foglia d’oro, portandola dall’ambito artistico alla cucina e alla cosmetica; la famiglia Amarelli, invece, ha rivolto la liquirizia prima all’industria farmaceutica, poi al settore dolciario e infine a un pubblico adulto interessato a prodotti di qualità.


Identità antica, sguardo attuale

Amarelli individua proprio nell’equilibrio tra memoria e trasformazione la ragione della durata: «Restare contemporanei senza perdere ciò che ci distingue è la chiave della nostra longevità». Una formula che, a suo giudizio, può sostenere anche il sistema economico italiano, dove la vita media delle imprese si aggira intorno ai 12 anni.

L’esperienza delle aziende centenarie conferma così un principio già applicato all’evoluzione naturale: resiste più a lungo chi riesce ad adattarsi. La sfida, oggi, è affrontare una fase segnata da crisi ricorrenti e da un progresso tecnologico rapidissimo, preservando al tempo stesso il legame con i territori e con le persone che hanno costruito quelle storie.

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