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Economia 2 min di lettura7 ore fa

Mps, il nodo del 29 ottobre: Intesa mette sul piatto 3,8 miliardi

La banca è pronta a rafforzare la parte in denaro dell’operazione, ma lega la mossa alle decisioni dell’assemblea del Monte dei Paschi

La fusione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca potrebbe diventare uno dei passaggi decisivi per il futuro dell’operazione targata Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Carlo Messina auspica infatti che i soci di Mps rinviino l’approvazione dell’aggregazione e la esaminino dopo la conclusione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio.

Secondo Intesa, questa sequenza ridurrebbe il pericolo di conseguenze negative sull’integrazione dei sistemi informatici e delle strutture operative, evitando anche possibili duplicazioni di spesa.


La fusione resta il punto delicato

Qualora l’assemblea del 29 ottobre respingesse la fusione con Mediobanca, Intesa Sanpaolo ha comunicato che non manterrebbe la relativa condizione di efficacia. In questo modo, l’offerta sul capitale di Mps non decadrebbe automaticamente a causa del voto contrario all’operazione.

La stessa riunione dei soci sarà chiamata anche a esprimersi sull’offerta presentata da Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, per Banco Bpm e Banca Generali. Proprio l’esito di quella decisione rappresenta il presupposto indicato da Intesa per procedere con l’incremento della componente monetaria.


Trattativa da 31,4 miliardi

Se l’assemblea non approverà il progetto promosso da Lovaglio, Intesa valuterà di aggiungere 25 centesimi per ogni azione Mps alla parte in denaro della propria proposta. In caso di adesione completa all’offerta, il valore complessivo raggiungerebbe così 31,4 miliardi di euro.

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La somma sarebbe composta da 27,6 miliardi in azioni Intesa Sanpaolo e da 3,8 miliardi versati in denaro. L’aggiornamento è stato comunicato al termine di una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione della banca.


Cosa prevedeva il piano iniziale

L’operazione era stata presentata l’8 giugno con una valutazione complessiva di 30,6 miliardi di euro. La proposta originaria stabiliva l’assegnazione di 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni dieci titoli Mps, oltre a un euro in contanti per ciascuna azione del Monte.

Nel documento diffuso dopo il consiglio, Intesa sostiene che l’offerta alternativa annunciata da Mps non riconosca alcun premio agli azionisti delle società coinvolte. A suo giudizio, quella struttura presenta invece uno sconto, un’impostazione articolata, margini di incertezza, sinergie difficili da realizzare e rischi legati all’esecuzione.

La banca definisce la propria proposta capace di assicurare agli azionisti di Mps un valore rilevante, immediato e duraturo, oltre a una valorizzazione dell’istituto senese. Il rapporto di concambio, infine, verrebbe modificato se Intesa Sanpaolo procedesse alla distribuzione dell’acconto sul dividendo 2026.

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