Inflazione e manovra: 777 miliardi sotto pressione, la carta di Meloni
Il governo guarda alle regole europee per ottenere margini aggiuntivi e valutare sostegni mirati, mentre si ridimensionano le risorse previste per la Difesa.
Il nodo della prossima manovra riguarda la ricerca di nuove risorse in un quadro segnato dall’aumento dei prezzi e dalla spesa per pensioni e welfare, che vale complessivamente 777 miliardi. Per trovare margini di intervento, il governo italiano punta anche sul confronto con Bruxelles e sulle possibilità offerte dalle regole dell’Unione europea.
La richiesta di Meloni a Bruxelles
Giorgia Meloni ha scritto giovedì a Ursula von der Leyen, chiedendo che nella valutazione dei conti italiani siano considerati alcuni «fattori rilevanti». Al centro della lettera c’è soprattutto l’impatto dell’inflazione, descritta come particolarmente intensa e alimentata dalle guerre.
L’obiettivo dell’esecutivo è ottenere maggiore spazio per costruire la legge di bilancio. La strategia non passa quindi soltanto dalla ricerca di coperture interne, ma anche dall’interpretazione delle stesse regole europee e dal riconoscimento delle condizioni eccezionali che stanno influenzando l’economia.
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Aiuti e Difesa, risorse da rivedere
In caso di via libera europeo, Palazzo Chigi potrebbe valutare l’utilizzo delle maggiori entrate prodotte dal drenaggio fiscale per predisporre interventi selettivi a favore di famiglie e imprese. Il maggiore gettito deriverebbe dall’effetto dell’inflazione sui redditi e sul sistema fiscale.
Nel quadro delle risorse da distribuire, cambia anche la dotazione aggiuntiva destinata al ministero della Difesa. Lo stanziamento previsto scende da 7,2 a 4,8 miliardi, riducendo così l’incremento inizialmente indicato mentre il governo cerca un equilibrio tra welfare, sostegni economici e vincoli di bilancio.
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