Mobili cinesi, il campanello d’allarme per l’industria europea
L’Italia importa più pezzi nonostante il calo dei valori, mentre Efic sollecita Bruxelles a difendere una filiera che occupa oltre 1 milione di persone
Il rischio più immediato riguarda la pressione sui prezzi, aggravata dall’aumento dei costi energetici che pesa già sui produttori europei. «Siamo di fronte a una concorrenza sleale, che rischia di mettere in ginocchio le nostre aziende», avverte Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, indicando nella filiera del legno-arredo un comparto esposto in tutto il continente.
A rendere più delicato il quadro è la distanza tra quantità e valore degli scambi: tra gennaio e luglio 2026 l’Italia ha acquistato dalla Cina il 9,4% in più di prodotti, mentre la spesa complessiva è scesa del 2,5%. Un andamento che, secondo Feltrin, impone di osservare con attenzione non soltanto il valore delle merci, ma anche i volumi effettivamente arrivati sul mercato.
GioiaPura
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I numeri italiani nascondono picchi
Nel primo semestre l’import italiano di mobili cinesi ha raggiunto 1,1 miliardi di euro. La cifra è diminuita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025 e rappresenta una parte contenuta dei 15,4 miliardi di euro importati complessivamente dall’Unione europea.
Il dato aggregato, tuttavia, non restituisce l’intera dinamica. FederlegnoArredo segnala infatti aumenti marcati in alcuni mesi: +19,6% ad aprile, +9% a giugno, +20% a luglio e +42% ad agosto. Le variazioni suggeriscono una crescita irregolare, ma concentrata in momenti specifici dell’anno.
L’allarme coinvolge tutta Europa
La presenza cinese non costituisce una novità per il mercato europeo. Le aziende di Germania, Francia e Polonia affrontano da anni la competizione di operatori capaci di offrire prezzi molto bassi, in un contesto particolarmente difficile per i produttori collocati nella fascia media.
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L’Italia aveva finora risentito meno della pressione grazie a una specializzazione orientata al design e ai prodotti di alta gamma. Ora, però, anche questo modello mostra segnali di vulnerabilità. Nel frattempo sono cresciuti gli arrivi di articoli della filiera da altri Paesi asiatici, soprattutto dal Vietnam: un andamento che alimenta il sospetto di possibili triangolazioni, in particolare per i pavimenti in legno sottoposti dal 2025 a una misura antidumping nei confronti della Cina.
Bruxelles chiamata a intervenire
Un ulteriore elemento di attenzione arriva dai Paesi Bassi, dove le importazioni della filiera sono aumentate del 62,4%. La presenza del porto di Rotterdam, snodo logistico di rilevanza strategica, rende questo dato significativo per la lettura dei flussi diretti verso il mercato europeo.
Per questo Efic ha scritto al commissario europeo al Commercio chiedendo strumenti di tutela contro pratiche concorrenziali scorrette e un sostegno più deciso all’industria. La questione ha assunto maggiore visibilità anche perché, insieme alla crescita degli ingressi dalla Cina, si è registrata una contrazione delle esportazioni italiane: nei primi sette mesi dell’anno il calo è stato del 17,7% rispetto a luglio 2025. La filiera europea, che garantisce lavoro a oltre 1 milione di persone, chiede quindi a Bruxelles di intervenire prima che la pressione sui produttori diventi strutturale.
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