Mare del Nord, Londra riapre le trivelle: la scelta che divide
Andy Burnham autorizza Jackdaw tra l’aumento dell’inflazione, il sostegno di Trump e le critiche sui benefici per bollette e ambiente.
Donald Trump accoglie con favore la svolta del Regno Unito sulle estrazioni nel Mare del Nord. Il presidente americano aveva infatti sollecitato più volte l’alleato britannico a rilanciare le attività petrolifere nella zona, dopo che il governo di Andy Burnham ha deciso di rivedere la linea adottata dal precedente esecutivo laburista.
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La svolta energetica di Burnham
Keir Starmer, sulla base del programma elettorale del 2024, aveva escluso il rilascio di nuove autorizzazioni, pur lasciando in vigore quelle già concesse. Burnham ha invece aperto a un cambio di impostazione fin dal suo insediamento, avvenuto a luglio, richiamando la necessità di un approccio più pragmatico davanti alla crisi dell’energia.
La nuova posizione del governo laburista non cancella l’obiettivo britannico sulle emissioni di anidride carbonica, indicato come traguardo da raggiungere entro il 2025. La revisione della politica sulle licenze viene presentata come una risposta temporanea alle difficoltà economiche e all’aumento dei costi energetici, non come un abbandono degli impegni climatici di Londra.
Jackdaw riaccende lo scontro
Al centro della decisione c’è Jackdaw, un’area situata al largo di Aberdeen e delle Shetland, nelle acque del Mare del Nord. L’autorizzazione era stata contestata in sede giudiziaria, insieme a quella relativa a Rosebank, dopo l’approvazione concessa nel 2022 dall’allora governo conservatore.
Contro i due progetti si erano mobilitati gruppi ambientalisti e comunità locali. I detrattori sostengono che l’operazione non produrrà effetti apprezzabili sulle tariffe domestiche e avvertono dei possibili contraccolpi sull’ambiente, mettendo in discussione il legame tra nuove estrazioni e sollievo per le famiglie.
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L’argomento di Londra: lavoro e riserve
L’esecutivo afferma che Jackdaw potrebbe sostenere 3500 posti di lavoro e generare, una volta entrato a pieno regime, un contributo di circa 28 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito. Sono questi i principali elementi utilizzati da Burnham per difendere una scelta destinata a riaprire il confronto sulla sicurezza energetica nazionale.
In una dichiarazione diffusa nel giorno in cui l’inflazione britannica di settembre è salita al 3,5%, oltre le previsioni, il primo ministro ha sostenuto che «in un tempo di vere difficoltà per la gente è giusto cercare un modo responsabile per massimizzare le riserve di energia esistenti». Burnham ha inoltre spiegato che l’intervento dovrebbe «proteggere centinaia di posti di lavoro e aiutare a far sì che milioni di case siano riscaldate».
L’autorizzazione formale alla nuova licenza è stata quindi resa pubblica dal governo laburista, che considera lo sfruttamento del giacimento una misura legata all’emergenza energetica. La decisione arriva mentre il rincaro della vita continua a pesare sulle famiglie britanniche, ma lascia irrisolto il contrasto tra le promesse di contenimento dei costi, le contestazioni ambientali e gli obiettivi climatici ufficiali.
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