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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Manovra, margini stretti: la sfida su giovani e madri

Il governo prepara un intervento da 23,5 miliardi, ma attende dall’Europa più spazio di bilancio e cerca un’intesa con il settore bancario.

Il confronto con le banche rischia di diventare uno dei nodi più delicati della prossima legge di bilancio. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, ha confermato l’apertura del settore a contribuire, ma ha avvertito: «Difficilmente le banche si sentiranno di rifare un accordo con una controparte che non lo rispetta». Il riferimento è all’intesa triennale sottoscritta lo scorso anno, che secondo il banchiere «già non funziona più».

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Banche, l’intesa resta in salita

L’esecutivo punta a ottenere circa 5 miliardi dal comparto finanziario. La disponibilità a sostenere le misure, ha spiegato Gros-Pietro, non è venuta meno; resta però il problema della fiducia nei confronti di eventuali nuovi accordi con il governo.

Il tema si inserisce in una manovra che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto contenere diversi interventi simbolo per rafforzare il consenso. Le condizioni economiche, tuttavia, hanno ridotto lo spazio per iniziative estese: energia e inflazione continuano a pesare sui bilanci, mentre aumentano i rendimenti dei titoli di Stato e si teme una nuova stretta sui tassi.


Giovani e madri tra le priorità

Una delle ipotesi più rilevanti riguarda le assunzioni. La maggiorazione della deduzione per i nuovi contratti destinati ai giovani potrebbe salire dal 130% al 140%; per le giovani madri l’incremento arriverebbe invece al 180%, partendo dalla stessa aliquota del 130%.

Sul tavolo c’è anche una tassazione agevolata per i lavoratori più giovani: un’imposta del 5% potrebbe applicarsi fino ai 30-35 anni, entro una soglia di reddito compresa tra 20mila e 30mila euro. Antonio Tajani ha parlato della necessità di «ridurre drasticamente le tasse per i giovani» e di sostenere anche chi sceglie il congedo di paternità o maternità.

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Il governo aspetta Bruxelles

Il pacchetto complessivo vale 23,5 miliardi, ma oltre 14 miliardi sarebbero assorbiti dalle spese legate all’energia e alla difesa. Per le altre misure rimarrebbero quindi circa 9 miliardi, una disponibilità che impone selezione e prudenza.

Giancarlo Giorgetti ha definito la situazione una «coperta è corta» e ha sottolineato che «la responsabilità consiglia di muoversi senza dimenticare gli obiettivi politici e i problemi di equilibrio sociale». Il ministro ha inoltre spiegato che l’Italia attende dall’Unione europea gli ultimi chiarimenti sulla clausola di scostamento e sulla possibilità di ampliare la flessibilità concessa per gli interventi energetici.


Le richieste dei partiti

Nel frattempo, la maggioranza continua a limare le proposte caratterizzanti dei singoli partiti. La Lega insiste sull’ipotesi di pensionamento a 64 anni, Forza Italia chiede di estendere il taglio dell’Irpef almeno fino a 55mila euro, mentre Noi Moderati propone un’aliquota del 5% per gli affitti abitativi di lunga durata.

Le risorse dovrebbero concentrarsi anche su famiglie, ceto medio, anziani, sanità e contenimento delle bollette per cittadini e imprese. Il calendario, salvo cambiamenti, prevede l’approvazione in Consiglio dei ministri la prossima settimana, probabilmente martedì o mercoledì, dopo gli ultimi passaggi tecnici e il responso atteso da Bruxelles.

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