60% dei cittadini al voto: la destra radicale sfida l’Ue
Le elezioni attese in undici Paesi possono rafforzare le forze più euroscettiche e mettere sotto pressione bilancio, diplomazia e politiche migratorie comuni.
Il prossimo anno può diventare decisivo per gli equilibri dell’Unione europea: il 60% dei cittadini sarà chiamato alle urne e le formazioni più radicali della destra puntano a conquistare un peso rilevante. Da questo passaggio elettorale potrebbe dipendere la direzione politica del progetto comunitario.
GioiaPura
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Il voto ridisegna gli equilibri
Le conseguenze non riguarderebbero soltanto i governi nazionali. Tra gli scenari indicati figurano una riduzione delle risorse destinate al bilancio comune, un ritorno della diplomazia nelle mani delle singole capitali e un possibile arresto degli accordi condivisi sull’immigrazione.
Una crescita delle forze euroscettiche renderebbe inoltre più fragile il ruolo internazionale dell’Ue. L’Unione rischierebbe di perdere parte della sua riconoscibilità globale, mentre le decisioni strategiche tornerebbero a essere affidate soprattutto agli Stati membri.
Il progetto europeo cambia volto
In questo quadro, la Commissione europea potrebbe vedere ridimensionate competenze e ambizioni, fino ad assumere un profilo simile a quello di un semplice “segretariato” dell’Unione. Anche la guida di Ursula von der Leyen finirebbe così al centro del confronto politico.
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Il risultato sarebbe un’Europa molto diversa da quella immaginata dai sostenitori dell’integrazione: non necessariamente dissolta, ma più debole, meno autonoma e maggiormente condizionata dalle priorità nazionali. È lo scenario auspicato dagli euroscettici, oggi reso più concreto dalla sequenza di appuntamenti elettorali.
Undici Paesi verso le urne
Nel giro di dodici mesi si voterà in Spagna, Italia, Polonia, Francia, Finlandia, Grecia, Estonia, Lituania, Slovenia e Slovacchia, oltre che in un altro Paese non specificato nel testo di partenza. La consultazione coinvolgerà dunque una parte ampia e politicamente decisiva del continente.
L’esito di queste elezioni stabilirà quanto spazio avranno le destre più intransigenti nei rispettivi sistemi politici. Per l’Unione, la posta in gioco sarà la tenuta di un bilancio condiviso, di una linea diplomatica comune e di una gestione coordinata dei flussi migratori.
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