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Economia 2 min di lettura3 giorni fa

Lula accelera sull’AI: il Brasile vuole controllare miniere e tecnologia

Il presidente brasiliano chiede investimenti esteri, ma con competenze, lavorazioni e infrastrutture sviluppate direttamente nel Paese

La sfida del Brasile non riguarda soltanto l’estrazione delle sue risorse: Luiz Inácio Lula da Silva punta a costruire una filiera nazionale capace di governare anche i settori tecnologici più strategici. Parlando a San Paolo davanti a più di 500 imprenditori e professionisti riuniti dal Grupo Esfera, il presidente ha indicato data center e intelligenza artificiale come strumenti di autonomia economica.


L’AI brasiliana non può dipendere dall’estero

Secondo Lula, il Paese deve dotarsi di infrastrutture proprie per non restare schiacciato dalla competizione tra le grandi potenze. «Dobbiamo avere i nostri data center. Non voglio stare a litigare tra Cina e Stati Uniti per sapere quale sarà l’intelligenza artificiale. Voglio la nostra», ha affermato durante l’incontro.

Il presidente ha poi rivolto un appello al mondo produttivo, chiedendo agli imprenditori di diventare interlocutori nella strategia di crescita industriale. L’obiettivo, ha spiegato, è trovare partner disposti a investire nei comparti ritenuti necessari per lo sviluppo del Brasile.


Dalle miniere alla produzione interna

La stessa impostazione, ha sostenuto Lula, deve valere per le terre rare e per gli altri minerali critici presenti nel sottosuolo brasiliano. Queste risorse, invece di essere semplicemente spedite all’estero, dovrebbero alimentare lavorazioni, trasformazione e produzione sul territorio nazionale.

«Questa nuova possibilità di ricchezza che è nel nostro sottosuolo deve essere un nuovo passaporto per il futuro di questo Paese», ha dichiarato il capo dello Stato, chiedendo che l’intero percorso, dall’estrazione alla vendita, sia orientato agli interessi del Brasile.

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Investimenti sì, ma con tecnologia

Lula ha precisato di non voler respingere i capitali stranieri. La condizione posta dal governo è però che l’arrivo delle imprese internazionali comporti anche un trasferimento di conoscenze e contribuisca alla crescita della catena produttiva locale.

«Voglio che vengano, ma devono lavorare sotto il nostro comando, perché vogliamo avere conoscenza tecnologica», ha detto. Senza questo passaggio, ha avvertito, il Brasile rischierebbe di ridursi nuovamente a un Paese concentrato sulla sola esportazione di materie prime.


Export in crescita su nuovi mercati

Nel suo intervento, il presidente ha collegato la politica industriale anche all’evoluzione degli scambi commerciali. Dopo l’introduzione dei dazi statunitensi, secondo i dati citati da Lula, le vendite brasiliane sono aumentate verso diversi Paesi.

La Cina avrebbe incrementato gli acquisti del 19%, l’Indonesia e la Germania del 15% ciascuna, mentre il Vietnam avrebbe registrato una crescita del 13%. Nel complesso, il Brasile avrebbe aumentato del 10,5% le esportazioni verso più di 50 mercati e ampliato il surplus commerciale da 50 a 80 miliardi di dollari.

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