Kering scommette sull’acqua: così la sostenibilità diventa valore
Dalla formazione dei nuovi professionisti alla tutela del bacino dell’Arno, il gruppo lega la gestione delle risorse alla resilienza della filiera e dei marchi
La nuova Kering Accademia per le Eccellenze, in apertura domani a Milano, sarà anche un laboratorio per capire quali competenze serviranno nell’evoluzione sostenibile del settore. L’esperienza maturata dal gruppo dovrebbe contribuire a formare professionalità capaci di accompagnare la trasformazione delle attività produttive.
Marie-Claire Daveu, responsabile della sostenibilità e degli affari istituzionali di Kering dal 2012, ritiene infatti che il cambiamento debba essere governato con metodo e continuità. La gestione dell’acqua, l’uso dell’intelligenza artificiale e l’impatto su ambiente, persone e animali rientrano nella stessa riflessione sulla solidità futura delle imprese.
La resilienza vale più dell’emergenza
Secondo Daveu, l’intelligenza artificiale può aumentare la domanda di risorse, ma anche aiutare le aziende a prevedere gli ordini e a contenere la sovrapproduzione. Per Kering, un maggiore ricorso a questi strumenti dovrà essere compensato da interventi capaci di ridurre il consumo di risorse in altri segmenti dell’attività.
«L’adattabilità è la chiave del cambiamento», ha spiegato Daveu, collegando questa capacità alla tutela della reputazione dei marchi, alla fiducia degli investitori e alle aspettative dei clienti. La manager considera quindi più appropriato parlare di resilienza del modello di impresa: la performance non dipende soltanto dai risultati economici, ma anche dalle conseguenze dell’attività sul contesto naturale e sociale.
Un piano idrico con obiettivi misurabili
Lo scorso aprile Kering ha presentato la strategia Water Positive, inserita nella Global Water Strategy. Il programma punta a ottenere entro il 2050 un impatto idrico netto positivo, con traguardi verificabili già fissati per il 2035.
Il primo progetto è stato avviato in Italia, nel bacino dell’Arno, dove il gruppo lavora con numerose concerie del distretto. L’Arno Basin Water Resilience Lab prevede interventi per rendere più efficienti i consumi, recuperare le aree umide e ampliare la copertura forestale. Le azioni dovrebbero permettere di assorbire quasi 4mila tonnellate di carbonio e di contenere i deflussi legati alle alluvioni per 34 milioni di metri cubi.
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La filiera italiana al centro
La scelta di intervenire sull’Arno è legata anche al peso della produzione italiana nella catena di Kering. Nel nostro Paese viene realizzato il 78% della produzione europea, mentre l’Europa rappresenta l’87% del totale. Per questo le concerie e gli altri produttori non vengono considerati semplici fornitori, ma soggetti coinvolti nella costruzione della strategia ambientale.
«Non possiamo portare avanti questo lavoro da soli», ha sottolineato Daveu, indicando la necessità di coinvolgere imprese concorrenti, amministrazioni locali e università. La manager ha ricordato inoltre che dal 2013 il gruppo finanzia la ricerca di processi di concia senza cromo e metalli pesanti, con l’obiettivo di mantenere la qualità diminuendo gli effetti sull’ambiente.
L’acqua al centro del confronto
La scarsità idrica è il tema del Forum euromediterraneo dell’Acqua, in programma a Roma fino al 2 ottobre. L’appuntamento è organizzato dal Comitato Italiano One Water insieme all’Unione per il Mediterraneo e all’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia: sono previste più di 100 conferenze e incontri, con 5mila partecipanti attesi e oltre 40 delegazioni straniere.
Daveu interviene nella sessione del Vertice sull’acqua dei dirigenti aziendali, che riunisce rappresentanti di imprese e istituzioni. L’acqua, che occupa circa i tre quarti della superficie terrestre, è stata decisiva per lo sviluppo di tecnologie antiche e moderne, dai sistemi d’irrigazione della Mesopotamia e dell’Egitto fino ai data center necessari per l’intelligenza artificiale. Un recente studio delle Nazioni Unite stima che questi centri possano arrivare a consumare una quantità d’acqua paragonabile a quella necessaria per una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana.
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