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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Intelligenza artificiale, cresce la corsa ai talenti tecnologici

Il 49% delle imprese non tecnologiche offre fino al 60% in più per assumere profili specializzati

L’intelligenza artificiale spinge l’86% delle aziende ad ampliare gli organici dedicati alle attività tecnologiche.

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Più controlli sui sistemi

In Italia metà delle imprese ha adottato strumenti specifici per verificare la sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale. Il 47% aggiorna con continuità le competenze dei propri gruppi tecnologici sulla conformità normativa, mentre il 45% si affida a consulenti esterni.

Un ulteriore 41% inserisce in organico professionisti incaricati di seguire gli aspetti normativi dell’intelligenza artificiale. Il 29% ha invece creato gruppi di lavoro composti da persone provenienti da funzioni aziendali diverse, con il compito di governare l’impiego delle nuove tecnologie.


I ritorni economici dell’IA

La ricerca mostra che in Italia il 48% delle aziende considera i benefici economici dell’intelligenza artificiale superiori alle spese necessarie per introdurla. Per il 45% delle imprese, inoltre, la tecnologia ha già prodotto un valore aggiunto riconoscibile.

Soltanto il 7% del campione non rileva miglioramenti significativi. «Servono professionalità sempre più specializzate capaci di unire solide competenze tecniche a competenze umanistiche», ha osservato Maria Pia Sualdino, direttrice senior di Randstad Digital Italia, spiegando che questi profili sono difficili da reperire e richiedono più modalità di selezione e permanenza in azienda.

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Compensi più alti fuori dall’IT

La scarsità di specialisti sta alimentando la concorrenza tra i datori di lavoro. Nel 49% delle imprese appartenenti a settori non tecnologici, gli stipendi proposti ai candidati possono arrivare fino al 60% oltre quelli offerti dalle aziende informatiche.

Per coprire la mancanza di dirigenti con competenze specifiche, il 58% delle società ha fatto ricorso a contratti a termine, lavoratori autonomi, professionisti provenienti dall’estero o società di consulenza. Le assunzioni permanenti hanno riguardato il 34% dei casi; seguono la riqualificazione del personale interno, al 6%, e l’automazione delle attività tramite intelligenza artificiale, al 2%.


I settori che usano l’intelligenza artificiale

Gli impieghi più diffusi riguardano la manutenzione predittiva e la gestione delle catene di approvvigionamento, indicate dal 61% degli intervistati. La pulizia e l’organizzazione dei dati raggiungono il 48% delle segnalazioni.

Sicurezza informatica e individuazione delle minacce sono citate dal 22% del campione. I dati arrivano da uno studio Randstad basato sull’analisi di circa 20 milioni di annunci e 100 milioni di profili tecnologici, oltre che sulle risposte di 1.100 responsabili informatici in 11 Paesi, Italia compresa.

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