Icop rinuncia a Trevi: ricavi a 1 miliardo nel 2030
L’amministratore delegato Piero Petrucco non esclude acquisizioni future dopo il mancato accordo per la società
Icop ha deciso di non rilanciare più per Trevi e ha abbandonato la contesa con Webuild per il controllo del gruppo. La società friulana punta ora a raggiungere 1 miliardo di euro di ricavi entro il 2030.
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La rinuncia all’offerta
La scelta è stata comunicata prima della conclusione del periodo di adesione all’Ops su Trevi. Piero Petrucco, amministratore delegato di Icop, ha spiegato che l’obiettivo era fornire indicazioni chiare agli azionisti e al mercato sulla strategia dell’azienda.
Secondo Petrucco, un’ulteriore proposta avrebbe richiesto un esborso non giustificato dall’equilibrio economico dell’operazione. Icop aveva già aumentato l’offerta una volta, portando il corrispettivo a 5,165 euro per azione con il rilancio del 25 settembre, ma ha scelto di non superare il limite fissato per Trevi né per eventuali altre operazioni.
Webuild resta senza concorrenti
Con l’uscita di Icop, Webuild rimane l’unico soggetto ancora in corsa per acquisire Trevi, gruppo attivo nelle fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo. Icop, con sede a Basiliano, in provincia di Udine, opera negli stessi ambiti ed è specializzata anche nel microtunnelling.
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Petrucco ha definito l’esito dell’operazione «un’occasione mancata per costruire il campione nazionale, autonomo, indipendente e specializzato nel sottosuolo con la scala dei più grandi gruppi internazionali». L’amministratore delegato ha comunque ribadito la fiducia nel progetto di aggregare imprese specialistiche, ritenendo però più razionale fermarsi a questo punto.
Il piano di crescita di Icop
Archiviata la partita per Trevi, Icop concentrerà le proprie energie sul piano industriale che prevede l’incremento dei ricavi fino a 1 miliardo di euro entro il 2030. L’azienda non esclude di valutare nuove acquisizioni qualora emergano opportunità compatibili con i propri obiettivi e con la sostenibilità economica delle operazioni.
La società ha sostenuto di aver seguito, durante tutta la procedura, un criterio di trasparenza nei confronti del mercato. La decisione di non aumentare ulteriormente l’offerta è stata quindi presentata come una scelta coerente con i limiti fissati dall’azienda e con la tutela degli interessi degli azionisti.
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