In Europa, le moto sostengono 481.600 posti di lavoro
Il comparto ha sostenuto 481.600 occupati e prodotto 20,6 miliardi di entrate fiscali nel 2024
Le due ruote a motore hanno generato 35,1 miliardi di euro di Pil tra Unione europea e Regno Unito nel 2024. Nello stesso anno il comparto ha sostenuto 481.600 posti di lavoro e assicurato 20,6 miliardi di entrate fiscali.
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L’effetto sulla mobilità
In Europa circolano 42 milioni di motocicli, pari all’11% dell’intero parco veicoli. Sono 6,4 milioni le persone che li utilizzano per raggiungere il posto di lavoro, con un risparmio medio stimato in 580 euro all’anno.
Un passaggio alla moto da parte del 5% degli automobilisti pendolari ridurrebbe il tempo trascorso negli spostamenti di 28 milioni di giorni complessivi. Secondo le stime, la stessa scelta permetterebbe di evitare 2,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Produzione e occupazione
L’impatto maggiore arriva dalle attività legate alla fabbricazione, alla commercializzazione e alla manutenzione di motocicli e componenti: 26,7 miliardi di Pil e 356.700 lavoratori. Caschi e abbigliamento contribuiscono con altri 5,7 miliardi e quasi 89mila occupati, mentre gare ed eventi valgono 2,7 miliardi e circa 36mila posti.
I lavoratori direttamente impiegati nel settore sono 208.900 e generano 10,6 miliardi di Pil. Per ogni euro prodotto direttamente, altri 2,30 euro vengono attivati nel resto dell’economia; ogni occupato, invece, sostiene 1,3 posti di lavoro aggiuntivi.
Il peso dei principali Paesi
Italia e Germania rappresentano ciascuna il 23% dell’impatto complessivo. Seguono la Francia con il 13%, il Regno Unito con il 9%, la Spagna con il 7% e l’Austria con il 5%.
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I dati arrivano dallo studio «The Economic Importance of Motorcycles to Europe», realizzato da Oxford Economics e presentato a Eicma 2026 durante la conferenza «Motonomics» organizzata da Acem e Confindustria Ancma.
Il saldo degli scambi
Nel 2024 l’Unione europea ha venduto all’estero metà della propria produzione di motocicli, contro il 43% registrato nel 2019. Il valore delle esportazioni ha raggiunto 2,5 miliardi di euro, mentre quello delle importazioni si è fermato a 3,5 miliardi.
Il quadro è peggiorato nel 2025: le esportazioni sono scese del 22%, a 2,0 miliardi, mentre gli acquisti dall’estero sono aumentati del 12%, arrivando a 3,9 miliardi. Il disavanzo commerciale ha così raggiunto 1,9 miliardi di euro.
La richiesta dell’associazione
Mariano Roman, presidente di Confindustria Ancma, ha avvertito che l’aumento delle immatricolazioni non garantisce da solo una crescita della produzione né della redditività. A suo giudizio, per mantenere investimenti e innovazione in Europa occorrono «regole chiare e proporzionate, reciprocità negli scambi e pieno riconoscimento delle due ruote nelle politiche di mobilità».
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