Industria chimica, emissioni giù del 73% dal 1990
Il rapporto Responsible Care fotografa risultati ambientali, valore economico e calo degli infortuni nel comparto italiano
L’industria chimica italiana ha ridotto del 73% le emissioni di gas serra dal 1990, superando già il traguardo europeo fissato per il 2030.
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La richiesta di energia competitiva
Per Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, il settore si trova davanti a una scelta tra il mantenimento della propria posizione industriale e una perdita di competitività. «Per l’Europa e l’Italia si pone una scelta strategica: confermare la leadership nel settore e rafforzare l’autonomia strategica continentale, oppure arrendersi alla perdita di competitività», ha detto durante la presentazione del rapporto.
Secondo Buzzella, servono risposte istituzionali più rapide e concrete, oltre a forniture energetiche sicure, continue e sostenibili sul piano dei costi. Il presidente ha inoltre criticato l’eccesso di norme europee, gli obiettivi ritenuti poco realistici e disposizioni difficili da applicare, che a suo giudizio penalizzano le imprese nei confronti dei concorrenti internazionali.
Produzione e contributo economico
Nel 2025 il comparto ha raggiunto un valore della produzione di 60 miliardi di euro. Di questa somma, 54,4 miliardi, pari al 90,8%, sono stati redistribuiti attraverso acquisti, salari, servizi e imposte versate alla pubblica amministrazione.
Il gettito comprende 1,1 miliardi di euro di tributi e quasi 2,3 miliardi tra imposte e contributi sociali legati al personale. Fabio Viola, presidente del Programma Responsible Care di Federchimica, ha presentato questi dati durante l’incontro organizzato a Rimini, nell’ambito di Ecomondo.
Sicurezza e lavoro
Sul fronte degli infortuni, la chimica registra un’incidenza inferiore del 36% rispetto alla media dell’industria manifatturiera. A parità di ore lavorate, gli incidenti sono diminuiti del 44% dal 2010 e dell’80% dal 1990.
Fabrizio D’Ascenzo, presidente dell’Inail, ha ricordato la collaborazione avviata nel 2006 con Federchimica. «La pluriennale collaborazione tra Inail e Federchimica, sin dal 2006, rappresenta un esempio concreto di come sia possibile valorizzare l’impegno delle aziende per la sicurezza», ha affermato, richiamando le attività comuni sulla prevenzione e sulla riduzione degli infortuni.
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Sebastiano Tripoli, segretario generale della Femca Cisl, ha indicato nella contrattazione e nella partecipazione dei dipendenti gli strumenti per accompagnare la transizione con formazione, competenze e tutela dell’occupazione. Ha chiesto inoltre politiche industriali, energia a prezzi sostenibili e investimenti destinati agli impianti e ai territori.
Emissioni e riciclo dei rifiuti
Nel 2024 le emissioni dirette del settore in Italia sono state pari a 8,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, il 2,5% del totale nazionale. Nel 1990 la quota era del 6%; considerando anche le emissioni indirette, la riduzione dell’impatto climatico raggiunge il 74%.
Il risultato è già superiore all’obiettivo europeo di abbattimento del 55% entro il 2030. Il rapporto Responsible Care, arrivato alla 32ª edizione, segnala anche l’avanzamento dell’economia circolare: nel 2024 il riciclo ha rappresentato il 49% delle destinazioni dei rifiuti, contro il 23% registrato nel 2015.
Il ruolo del comparto industriale
Federchimica sottolinea che circa il 95% dei manufatti contiene componenti chimici. Per questo, secondo l’associazione, la chimica non è soltanto un’attività necessaria alla produzione, ma può contribuire direttamente alla riduzione dell’impatto ambientale e allo sviluppo di modelli circolari.
Chicco Testa, esperto di energia e ambiente, ha invece osservato che una parte della riduzione delle emissioni europee è arrivata dalla chiusura o dal trasferimento all’estero di produzioni industriali, con lo spostamento della CO2 senza una diminuzione dei consumi legati ai prodotti importati. Ha inoltre criticato la dipendenza europea dalla Cina per pannelli solari, impianti eolici, batterie e materie prime critiche.
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