Il petrolio non cambia rotta: per Duci l’intesa Usa-Russia pesa poco
Secondo Gian Enzo Duci, i volumi ipotizzati non bastano a bilanciare l’impatto degli attacchi che hanno colpito le raffinerie.
A frenare eventuali variazioni del mercato petrolifero non sarebbe soltanto l’accordo tra Stati Uniti e Russia. Gian Enzo Duci, docente di ship management all’Università di Genova, ritiene che le quantità considerate siano troppo ridotte per compensare le conseguenze degli attacchi alle raffinerie.
Le quantità non colmano il deficit
Intervenendo a Tgcom24, Duci ha richiamato l’attenzione sull’offensiva condotta contro gli impianti di raffinazione. Il danno sul lato dell’offerta, secondo la sua analisi, resta quindi più rilevante rispetto ai volumi eventualmente collegati all’intesa.
«C'è stato un attacco massivo alle raffinerie, i quantitativi in discussione sono minimali e non riescono a compensare», ha spiegato il docente. Il punto centrale è dunque lo squilibrio tra le perdite produttive e le risorse che potrebbero essere rimesse sul mercato.
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L’intesa non scuote il greggio
Per Duci, l’intesa tra Stati Uniti e Russia non avrebbe la forza necessaria per modificare in modo significativo le quotazioni del greggio. Le quantità attualmente in discussione, infatti, non sarebbero sufficienti a incidere sull’andamento complessivo del mercato.
La valutazione arriva in un momento segnato dalle tensioni sulle raffinerie, elemento che limita l’effetto di qualsiasi eventuale accordo sui flussi petroliferi. In assenza di numeri più consistenti, il mercato resterebbe quindi sostanzialmente esposto alle conseguenze degli attacchi.
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