IA e leadership, il vero salto è lasciare decidere i team
La ricerca di Bip su 250 dirigenti apicali mostra un modello in transizione: più autonomia nelle scelte, ma ancora forte attenzione al controllo delle informazioni.
Il 99% dei dirigenti apicali ritiene che il compito di chi guida un’organizzazione sia mettere i collaboratori nelle condizioni di decidere anche senza un intervento continuo dei vertici. È questo il dato più netto dell’indagine di Bip, presentata durante InSummit a Venezia, che riporta la leadership lontano dal semplice esercizio del controllo.
La trasformazione, tuttavia, non è priva di contraddizioni. Se da una parte l’intelligenza artificiale può sostenere decisioni più distribuite, dall’altra il 69% dei manager considera ancora fondamentale disporre di una visione completa delle informazioni, anche per individuare gli errori.
GioiaPura
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L’autonomia diventa la nuova prova
Secondo Donato Iacovone, presidente esecutivo di Bip, guidare oggi significa tenere insieme tre dimensioni: capacità di leadership, strumenti tecnologici e patrimonio di conoscenze presente nell’organizzazione. «Bisogna creare le condizioni affinché le persone siano autonome nel decidere, anche in assenza del vertice», ha spiegato.
La ricerca “La leadership oggi” ha coinvolto 250 dirigenti di vertice. Il quadro che emerge è quello di un’organizzazione chiamata a distribuire le responsabilità, intercettare rapidamente i segnali di cambiamento e modificare la propria direzione quando necessario, invece di affidarsi a un modello fondato sulla supervisione costante.
Il controllo resta un ostacolo
Il passaggio verso una leadership più adattiva procede però tra diverse difficoltà. Per il 41% degli intervistati, la quantità eccessiva di informazioni rappresenta il principale intralcio al lavoro quotidiano; nello stesso tempo, l’81% considera rischioso riproporre oggi il profilo del leader ritenuto efficace vent’anni fa.
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Nonostante le tensioni, il 66% dei manager afferma di riuscire a mantenere partecipazione e coesione nei gruppi, prendendo anche decisioni in tempi rapidi. Iacovone ha sottolineato che «la sfida non è semplicemente adottare l’intelligenza artificiale, ma tradurla in valore concreto»: la tecnologia, da sola, non produce cambiamento se non viene integrata con competenze e conoscenza aziendale.
La cultura aziendale deve cambiare
A frenare questo percorso è innanzitutto una mentalità orientata al controllo, indicata dal 49% dei partecipanti. Seguono assetti organizzativi che rendono più difficile agire con flessibilità e rapidità, segnalati dal 41%, e problemi nel coordinamento tra i diversi livelli gerarchici, rilevati dal 37%.
Tra gli elementi ritenuti decisivi compaiono invece la possibilità di assumersi responsabilità nelle scelte, indicata dal 45%, e la disponibilità a correggere una decisione mentre è ancora in corso, riconosciuta dal 42%. Il 40% valorizza infine una cultura capace di accettare il fallimento circoscritto, quando può diventare uno strumento per imparare più velocemente.
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