Fondo Norges, cambia tutto: Oslo apre alle aziende nucleari
La revisione delle regole etiche potrebbe sbloccare investimenti per decine di miliardi nei colossi occidentali della difesa.
Più della metà del patrimonio del fondo Norges è collocata negli Stati Uniti, un’esposizione che rende particolarmente rilevante la revisione delle regole sugli investimenti nella difesa. Il Parlamento norvegese, inoltre, ha congelato lo scorso anno i disinvestimenti motivati da criteri etici, una scelta che alcuni osservatori hanno collegato alle pressioni esercitate dall’amministrazione statunitense durante la presidenza di Donald Trump.
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Oslo valuta una nuova linea etica
La commissione istituita dal governo norvegese ha suggerito di consentire al fondo sovrano Norges Bank Investment Management l’acquisto di quote nei principali gruppi occidentali coinvolti, anche indirettamente, nella produzione di armamenti nucleari. Se esecutivo e Parlamento approveranno il cambiamento, l’operazione potrebbe indirizzare decine di miliardi di dollari verso il comparto della difesa.
Il fondo amministra più di 2.300 miliardi di dollari ed è tra i maggiori strumenti di investimento sovrano al mondo. La possibile modifica nasce da un riesame complessivo dei principi etici che ne regolano la gestione e non rappresenta ancora una decisione definitiva delle autorità di Oslo.
L’ombrello nucleare cambia il quadro
Con le norme oggi in vigore, Norges Bank Investment Management non può detenere partecipazioni in imprese come Airbus, Boeing, Bae Systems e Lockheed Martin, poiché operano nella filiera delle armi nucleari. Nell’elenco delle società escluse figurano anche Safran, Thales, BWX Technologies, Northrop Grumman, Fluor, General Dynamics, Huntington Ingalls Industries, Jacobs Solutions, L3Harris Technologies e L&T.
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La commissione propone ora di introdurre una deroga per le aziende con sede in Paesi riconosciuti come potenze nucleari dal Trattato di non proliferazione e che siano alleati della Norvegia nella NATO. Secondo il documento, questa formula permetterebbe il rientro nel portafoglio di varie società europee e statunitensi produttrici di componenti destinati agli arsenali atomici. «Diverse aziende europee e statunitensi che producono componenti per armi nucleari potrebbero quindi essere nuovamente incluse», ha affermato la commissione nella relazione.
La decisione arriverà nel 2027
A chiedere l’analisi delle norme era stato il ministro delle Finanze Jens Stoltenberg, già segretario generale della NATO. Il riesame è stato motivato dall’evoluzione dello scenario internazionale e dal ruolo svolto per la sicurezza norvegese dalla deterrenza nucleare garantita dall’Alleanza atlantica.
Le indicazioni della commissione confluiranno nel documento annuale dedicato al fondo sovrano, atteso nella primavera del 2027. Saranno quindi il governo e il Parlamento a stabilire se trasformare la raccomandazione in una modifica effettiva dei criteri di investimento.
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