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Economia 2 min di lettura4 giorni fa

Fideuram, il colpo da 36 milioni partito da un falso WhatsApp

Una telefonata costruita con l’intelligenza artificiale e messaggi spacciati per ufficiali hanno spinto il presidente Paolo Molesini a autorizzare bonifici poi intercettati solo in parte.

La parte più ingente del denaro non è stata più recuperata: 36 milioni di euro, secondo gli inquirenti, sarebbero finiti in criptovalute e ora vengono ancora cercati prima che possano essere trasformati di nuovo in contante. Il presidente di Fideuram, Paolo Molesini, ha lasciato l’azienda il 12 marzo per «ragioni personali».

La vicenda ha già lasciato dietro di sé altri precedenti nello stesso settore. Sisal è stata colpita per 5,5 milioni, mentre per Marie Tecnimont il danno è arrivato a 18 milioni. E c’è anche il caso di Massimo Moratti, indotto da un falso ministro della Difesa Crosetto a versare quasi un milione, poi in larga parte restituito dalla Procura.


Come il raggiro ha aggirato i controlli

Tutto sarebbe cominciato con un messaggio su WhatsApp, attribuito a Carlo Messina, amministratore delegato di Banca Intesa. Nel testo, il falso dirigente chiedeva di spostare risorse attraverso la tesoreria di Fideuram per un’operazione finanziaria che avrebbe riguardato circa un centinaio di milioni di euro.

Poco dopo, Molesini avrebbe ricevuto anche una chiamata falsa. A parlare, almeno apparentemente, era Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, la società nata dalla fusione tra Allen & Overy e Shearman & Sterling. In realtà la voce era stata riprodotta con l’intelligenza artificiale.


I bonifici e il recupero parziale

Dopo quel contatto, al presidente sarebbero arrivate via mail le coordinate di società e conti esteri verso cui indirizzare i pagamenti. A quel punto avrebbe dato ordine al direttore finanziario di far partire i trasferimenti verso Cina e Hong Kong.

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I sistemi interni hanno però fatto scattare subito l’allarme. Una banca in Cina ha bloccato 40 milioni di euro e li ha poi restituiti, mentre l’avvocato Guido Alleva ha presentato denuncia alla procura di Milano.

I pm Alfonso Serritiello e Barbara Benzi sono riusciti a fermare anche altri 13 milioni in un istituto portoghese; il blocco è stato disposto dalla gip Sonia Mancini. Nonostante questo, i 36 milioni mancanti non sono ancora stati recuperati.


Il quadro che emerge dall’inchiesta

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i soldi spariti sarebbero stati convertiti in criptovalute. Ora il lavoro della procura punta a rintracciarli prima che vengano monetizzati. La storia è stata raccontata dal Corriere della Sera.

Molesini, 69 anni, era entrato nel gruppo Intesa molti anni fa. Tra il 2015 e il 2020 ha guidato Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking come amministratore delegato e direttore generale, per poi diventarne presidente nel febbraio 2020.

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