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Economia 2 min di lettura4 ore fa

Petrolio in calo, ma lo spread sale: cosa succede ai mercati

La frenata del greggio riduce la tensione sui bond, mentre gli investitori guardano alla guerra tra Usa e Iran e al dato Pce atteso dagli Stati Uniti.

Il calo del greggio riduce la pressione sui titoli di Stato, ma non basta a riportare pienamente il sereno sui mercati. Il rendimento del Btp decennale scende al 4,58%, mentre il differenziale con il Bund si amplia fino a 98 punti base.


Il petrolio allenta la tensione

Il Wti perde il 2,3% e si porta a 90,5 dollari al barile; il Brent arretra dell’1,9%, a 103,2 dollari. La discesa dei prezzi è collegata alla ripresa di metà della capacità dell’oleodotto Est-Ovest da parte dell’Arabia Saudita, infrastruttura che consente di rifornire i mercati evitando il passaggio dallo Stretto di Hormuz.

Dal Golfo Persico, inoltre, continuano a partire flussi di greggio attraverso navi clandestine. Il ridimensionamento delle quotazioni ha frenato le vendite sui bond, senza tuttavia produrre un rimbalzo deciso: i rendimenti governativi restano sotto osservazione e il Btp migliora soltanto di un punto base.


Borse frenate da Wall Street

Dopo un avvio positivo, Piazza Affari riduce il guadagno allo 0,3%, mentre Francoforte conserva un rialzo dello 0,5%. Londra e Parigi si muovono invece appena sotto la parità, in una seduta condizionata dall’apertura incerta degli scambi americani.

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A New York il Nasdaq sale dello 0,1%, mentre il Dow Jones cede lo 0,1%. A Milano spiccano Technoprobe, in rialzo del 7,5%, Fincantieri (+5,6%), Avio (+3,9%) e Stm (+3,1%). Sul fronte opposto arretrano Tim (-2,9%), Poste (-2,7%), Tenaris (-1,6%) e Saipem (-1,2%), penalizzata insieme al comparto energetico dalla flessione del greggio.


Inflazione e guerra restano al centro

Gli investitori continuano a valutare i rischi legati al conflitto tra Usa e Iran. Il timore è che una crisi prolungata mantenga elevata l’inflazione e spinga le banche centrali a rendere ancora più rigida la loro politica monetaria.

Un’indicazione decisiva è attesa domani dagli Stati Uniti con il Pce, l’indice seguito con particolare attenzione dalla Federal Reserve per misurare l’andamento dei prezzi. Il dato potrebbe orientare le prossime valutazioni sui tassi e sulla tenuta dei mercati obbligazionari.

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