8.000Lettori online ora
Economia 2 min di lettura2 ore fa

Famiglie, consumi avanti e reddito al rallentatore: il quadro dell’Istat

Nel secondo trimestre 2026 il deficit pubblico scende al 2% del Pil, mentre la spesa delle famiglie cresce più del loro reddito disponibile.

A sostenere i consumi delle famiglie non è stato, nel secondo trimestre 2026, un aumento altrettanto marcato del reddito. La disponibilità economica è salita dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre la spesa è aumentata dell’1,7%; nello stesso periodo il potere d’acquisto ha perso lo 0,9%.


Il deficit trimestrale migliora ancora

Tra aprile e giugno l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al 2% del Pil, contro il 2,1% registrato nello stesso arco temporale del 2025. Il saldo primario, cioè il risultato dei conti al netto degli interessi sul debito, è stato positivo per il 3% del Pil, in crescita dal 2,2% di un anno prima.

Anche il saldo corrente ha chiuso in attivo, con un peso sul prodotto interno lordo pari al 2,9%. Il dato, tuttavia, è inferiore al 3,3% del secondo trimestre 2025. Considerando la prima metà dell’anno, il disavanzo netto si è fermato al 5,4% del Pil, migliorando dal 5,7% dello stesso periodo dell’anno precedente.


Entrate e uscite seguono ritmi diversi

Nel trimestre la spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche è aumentata del 4,2% su base annua, raggiungendo un’incidenza del 50,9% sul Pil, 0,8 punti in più rispetto al 2025. Nei primi sei mesi il rapporto è stato del 50,6%, con un incremento di 0,3 punti. Le uscite correnti sono cresciute del 4,4%, mentre quelle in conto capitale hanno segnato un aumento del 2,6%.

Sul fronte delle entrate, la crescita tendenziale è stata del 4,5% nel secondo trimestre, con un’incidenza sul Pil del 48,9%, superiore di 0,9 punti a quella di un anno prima. Nel semestre il rapporto è salito al 45,2%, con un aumento di 0,6 punti. Le entrate correnti hanno guadagnato il 3,5%, mentre quelle in conto capitale sono aumentate del 165,4%.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La pressione fiscale torna a salire

Nel periodo gennaio-giugno la pressione fiscale ha raggiunto il 40,2% del Pil, rispetto al 39,8% dei primi due trimestri del 2025. L’incremento è quindi pari a 0,4 punti percentuali.

Nel solo secondo trimestre il prelievo ha invece toccato il 43,5%, con una variazione positiva di 0,5 punti su base annua. Nello stesso intervallo il saldo primario semestrale è rimasto negativo per l’1,1% del Pil, seppure in miglioramento dall’1,7% del 2025; il saldo corrente è stato pari a -0,4%, invariato rispetto all’anno precedente.


Spesa in aumento, risparmio in calo

L’incremento dei consumi ha superato quello del reddito disponibile: la propensione al risparmio è così scesa al 6,7%, perdendo 1,2 punti rispetto al trimestre precedente. Il dato descrive una maggiore quota di reddito destinata agli acquisti.

A fronte di un aumento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, l’effettiva capacità di spesa delle famiglie si è ridotta dello 0,9%. Le stime rientrano nel quadro diffuso dall’Istat sui conti trimestrali delle amministrazioni pubbliche, sui redditi e sul risparmio delle famiglie e sui risultati economici delle società.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere