Electrolux cambia rotta: 1.250 uscite volontarie e 90 milioni
Dopo il confronto al Mimit, l’azienda abbandona i licenziamenti unilaterali e propone un percorso con incentivi, cassa integrazione e rilancio produttivo.
Il sostegno europeo alla linea italiana potrebbe favorire una svolta nella vertenza Electrolux. Il ministro Adolfo Urso ha riferito che Bruxelles è pronta a rivedere il quadro regolatorio per rafforzare la produzione continentale, aprendo così la strada a un nuovo confronto sul futuro degli stabilimenti italiani.
«Sejourné mi ha confermato poche ore fa per iscritto che sono pronti ad agire, sulla base delle indicazioni espresse nel nostro documento, avallato anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia», ha dichiarato Urso. Il ministro ha quindi auspicato un progetto di rilancio «sostenibile e condivisibile», diverso da quello inizialmente giudicato irricevibile.
Bruxelles sostiene la linea italiana
Secondo Urso, gli incontri tenuti a Bruxelles hanno ottenuto aperture sul fronte europeo. La strategia italiana punta a inserire il comparto degli elettrodomestici tra le priorità dell’agenda dell’Unione europea, intervenendo anche sulle regole del CBAM e sul peso dei costi energetici.
L’obiettivo è creare condizioni più favorevoli per la competitività dei prodotti realizzati in Italia. In questo quadro, Electrolux e istituzioni dovranno lavorare anche sull’efficienza organizzativa e sulla revisione dell’offerta, elementi considerati necessari per proteggere la presenza industriale nel Paese.
Esodi incentivati per 1.250 lavoratori
Nel confronto al Mimit con le organizzazioni sindacali, Electrolux ha modificato l’impostazione iniziale e ha rinunciato ai licenziamenti decisi unilateralmente. Gli esuberi non vengono cancellati, ma l’azienda propone di accompagnarli con incentivi destinati alle uscite volontarie.
Il piano riguarda 1.250 persone nell’arco di tre anni: 600 impiegati e 650 operai. Per gestire la fase di transizione è previsto anche il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, mentre produzione e portafoglio prodotti saranno sottoposti a una revisione.
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Cerreto d’Esi resta il nodo più delicato
Per lo stabilimento di Cerreto d’Esi la chiusura rimane confermata. Electrolux ha tuttavia presentato un percorso di reindustrializzazione e di transizione verso attività più sostenibili, con l’intenzione di mantenere operativa la produzione nella fase di passaggio.
La società, affiancata dalla società di consulenza Vertus, avvierà uno studio di fattibilità e un tavolo con istituzioni locali e parti sociali. Sono inoltre previste verifiche periodiche sull’avanzamento dei progetti e l’impiego degli ammortizzatori sociali ritenuti più adatti.
Novanta milioni per i nuovi prodotti
Per sostenere lo sviluppo delle nuove produzioni sono stati indicati investimenti pari a 90 milioni. Il progetto dovrà essere definito insieme al ministero e ai sindacati, con l’obiettivo di mantenere in Italia una parte significativa delle attività Electrolux.
Il confronto si apre quindi su basi diverse rispetto all’impostazione originaria. Restano le difficoltà industriali e occupazionali, ma il ritiro dei licenziamenti unilaterali consente di discutere strumenti condivisi per affrontare gli esuberi e accompagnare la trasformazione degli stabilimenti.
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