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Economia 1 min di lettura4 ore fa

Ex Ilva, 550 famiglie in bilico: la protesta di Novi Ligure

Sindacati e dipendenti chiedono al Governo un piano industriale per salvaguardare la siderurgia e garantire continuità produttiva nel sito piemontese.

La richiesta centrale dei lavoratori riguarda un piano industriale capace di mantenere la siderurgia al centro delle strategie per Taranto e per gli altri territori coinvolti. Al progetto produttivo, secondo sindacati e dipendenti, dovrebbe affiancarsi un intervento sociale in grado di offrire risposte a tutte le persone impiegate nell’ex Ilva.

L’obiettivo è accompagnare la transizione senza scaricarne gli effetti sui lavoratori e sui loro nuclei familiari. A Novi Ligure, in provincia di Alessandria, il timore è che l’assenza di prospettive concrete porti alla sospensione delle attività già da metà novembre.


Il nodo dei pagamenti si aggrava

A preoccupare è anche il possibile ritardo nell’erogazione della cassa integrazione. L’anticipo, che in precedenza veniva garantito dall’azienda, ora dovrebbe passare direttamente dall’Inps, con tempi legati alla verifica delle ore lavorate e di quelle non lavorate.

Alberto Pastorello, della Uilm, ha spiegato: «Rischiamo di non avere un euro per fare Natale». Secondo il sindacalista, l’attesa potrebbe arrivare quasi a due mesi e i primi versamenti rischierebbero così di essere disponibili soltanto verso la fine di dicembre.

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Novi si ferma per il futuro

La protesta coinvolge l’intero Gruppo Ex Ilva e ha portato allo stop anche dello stabilimento piemontese. Dalle prime ore del mattino, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e lavoratori hanno organizzato un’assemblea e un presidio davanti al sito di Novi Ligure.

La mobilitazione chiede la prosecuzione delle produzioni e punta a scongiurare ricadute occupazionali pesanti. «Siamo in sciopero per chiedere una cosa sola: lavoro», ha detto Pastorello, collegando il rischio per 550 famiglie alla decisione aziendale di arrestare gli impianti del Nord e alle scelte contestate al Governo.

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