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Economia 2 min di lettura28 set

Eventi dal vivo, il salto è frenato dalle regole: cosa serve ora

Dall’intelligenza artificiale agli investimenti, il settore chiede norme comuni e una strategia condivisa per crescere

La crescita degli eventi rischia di essere rallentata da procedure diverse tra città, enti e venue. Salvatore Sagone, presidente di Adc Group, indica nella frammentazione normativa e amministrativa uno dei principali ostacoli allo sviluppo: senza standard nazionali, un codice comune e un riferimento istituzionale stabile, aumentano tempi, costi e rischi per gli organizzatori.


La tecnologia cambia il lavoro, non l’incontro

L’intelligenza artificiale sta entrando nella progettazione degli appuntamenti dal vivo con strumenti capaci di creare scenari, elaborare preventivi, simulare i flussi, prevedere criticità sul fronte della sicurezza e misurare i risultati. Anche il matching tra partecipanti e la personalizzazione delle esperienze rientrano tra gli ambiti destinati a evolversi.

Secondo Sagone, tuttavia, l’AI non porterà a una semplice sostituzione delle professionalità. Saranno sempre più importanti le persone in grado di formulare richieste efficaci, controllare gli esiti prodotti dagli strumenti digitali, assumersi decisioni e trasformare i dati in esperienze concrete.


Numeri in crescita e nuove responsabilità

Il comparto della live communication ha superato 1,1 miliardi di euro di investimenti aziendali, secondo Astraricerche. Considerando anche fiere ed entertainment, la stima elaborata dal Politecnico di Milano con Live Hub sale a 17,23 miliardi di euro, con una filiera composta da 2.580 imprese e circa 27mila addetti diretti.

Per Sagone, le aziende continuano a puntare sugli eventi perché rendono il brand accessibile e condivisibile, producendo non soltanto vendite e contenuti, ma anche reputazione e rapporti con dipendenti e stakeholder. L’appuntamento, inoltre, continua a generare effetti anche dopo la sua conclusione.

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Il valore della presenza fisica

In un ecosistema dominato da immagini, video, influencer e conversazioni digitali, la partecipazione in presenza assume un significato particolare. L’esperienza condivisa tra persone reali diventa una verifica concreta dell’autenticità e rafforza fiducia, memoria e intensità delle relazioni.

Gli eventi possono così funzionare come punto di raccordo tra esperienza fisica, contenuti, dati e comunità, senza sostituire gli altri canali di comunicazione. La loro funzione è piuttosto integrarli, riportando al centro una dimensione umana e tangibile.


Un manifesto per fare sistema

Questi temi sono stati discussi durante la terza edizione degli Stati generali degli eventi, promossa dal Club degli eventi/Adc Group, powered by Plesh. Per la prima volta l’appuntamento si è svolto al Palazzo delle esposizioni di Roma, con la collaborazione del Convention bureau Roma e Lazio.

Dall’incontro sono scaturiti tre indirizzi — riconoscimento, regole e collaborazione — raccolti in un manifesto articolato in dieci proposte. L’obiettivo è costruire una rappresentanza stabile del settore, condividere dati e criteri e proteggere competenze e creatività, riconoscendo agli eventi un ruolo strategico nell’economia.

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