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Economia 2 min di lettura4 ore fa

Eni accelera: 46 centesimi agli azionisti e buyback da 3,8 miliardi

Il gruppo alza le previsioni su produzione e cassa dopo un trimestre sopra le attese, sostenuto dalla crescita dell’esplorazione e produzione

La solidità finanziaria raggiunta da Eni si tradurrà in una remunerazione aggiuntiva per gli azionisti: nel quarto trimestre è previsto un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione. Parallelamente, il programma di riacquisto di azioni proprie salirà a 3,8 miliardi, con un incremento del 12%.

«Sulla base dei nostri fondamentali e delle prospettive di generazione di cassa per l’intero esercizio 2026, con un gearing ai minimi storici, aumentiamo ulteriormente la distribuzione», ha spiegato Claudio Descalzi. L’amministratore delegato ha collegato le nuove decisioni alla capacità del gruppo di produrre flussi di cassa solidi e ricorrenti anche in scenari di mercato differenti.

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La transizione amplia i risultati

A sostenere la strategia non è soltanto l’attività upstream. Descalzi ha indicato come superiori alle aspettative le performance dei comparti legati alla transizione energetica, sempre più rilevanti nella composizione degli utili di Eni.

Per Plenitude, l’aumento di capitale e il nuovo assetto di governo societario dovrebbero favorire una crescita finanziata con risorse proprie e ridurre l’esposizione diretta della capogruppo. Gas, energia elettrica e raffinazione hanno invece mantenuto un andamento stabile, contribuendo insieme alle attività strategiche alla diversificazione del portafoglio.


Produzione e cassa oltre le stime

Nel terzo trimestre l’esplorazione e produzione ha registrato un aumento organico del 7%. Il dato riflette l’entrata in funzione di nuovi progetti, la piena operatività degli asset esistenti e il contributo della joint venture Searah nel Sud-est asiatico.

Durante il periodo sono inoltre proseguite iniziative in Sud America, Africa e Sud-est asiatico. Le attività esplorative hanno portato alla scoperta di 1,23 miliardi di barili di nuove risorse di idrocarburi, oltre l’obiettivo fissato dal bilancio, mentre i costi di esplorazione sono diminuiti.

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Utili in forte rialzo

Il quadro dei primi nove mesi mostra un utile netto di 7,6 miliardi, contro i 2,5 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025: la crescita è pari al 202%. Nel solo terzo trimestre l’utile netto ha raggiunto 3,2 miliardi, con un progresso del 299%.

Al netto delle componenti straordinarie, il risultato è stato di 6,4 miliardi, in aumento del 70%; nel trimestre la variazione positiva è arrivata al 125%, con un dato di 2,8 miliardi. L’utile operativo pro forma adjusted dei primi nove mesi si è attestato a 14,9 miliardi, segnando un incremento del 59%, mentre nel terzo trimestre è passato da 2,99 a 5,99 miliardi, raddoppiando.

Il miglioramento dei conti ha spinto Eni a rivedere le proprie previsioni. La crescita attesa della produzione di petrolio e gas è stata portata in una fascia compresa tra il 6% e il 7%, rispetto al precedente obiettivo del 5%, mentre la stima annuale del flusso di cassa è salita a 16,5 miliardi.

«Sono risultati eccellenti, frutto della forza del nostro modello operativo e di investimenti selettivi in un portafoglio ampiamente diversificato», ha dichiarato Descalzi commentando i numeri. Secondo il manager, la solidità dei fondamentali e il miglioramento delle prospettive di crescita lasciano il gruppo in una posizione favorevole per garantire forniture energetiche sicure, sostenibili e con un’intensità di carbonio progressivamente più bassa.

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