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Economia 2 min di lettura1 ott

Energia, l’asse Roma-Praga sfida i costi dell’Ets: cosa chiede all’Ue

Italia e Repubblica Ceca propongono interventi temporanei sul mercato delle emissioni, mentre Bruxelles ricorda la flessibilità già concessa agli Stati membri.

Il caro energia spinge Italia e Repubblica Ceca a chiedere una risposta europea più incisiva, con interventi mirati sul sistema Ets e sulle sue ricadute per imprese e consumatori. La proposta comune arriva mentre Roma sollecita anche maggiori margini di bilancio per affrontare l’inflazione.


Roma e Praga chiedono una tregua

Nel documento consegnato ieri alla Commissione europea in vista del Vertice Ue del 15 e 16 ottobre, i due Paesi indicano alcune possibili misure per attenuare gli effetti dell’attuale crisi energetica. Tra le ipotesi figurano un intervento provvisorio sui costi dell’Ets, una maggiore elasticità nella distribuzione delle quote e lo slittamento dell’Ets 2, destinato ai settori dei trasporti e degli edifici.

Italia e Repubblica Ceca sostengono che una sospensione del sistema potrebbe alleggerire la pressione sull’industria. Nel testo, tuttavia, si osserva che, se non fosse possibile garantire un sostegno diretto, Bruxelles dovrebbe valutare soluzioni alternative e selettive per contenere l’impatto dei prezzi.


Bruxelles prende tempo sulla flessibilità

Durante il briefing con la stampa, la portavoce della Commissione Paula Pinho ha ricordato che agli Stati membri sono già state riconosciute possibilità aggiuntive. «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha affermato rispondendo alle domande sulla richiesta italiana, legata ai livelli elevati dell’inflazione.

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Il portavoce Balazs Udjvari ha precisato che la missiva annunciata da Giorgia Meloni non è ancora giunta all’esecutivo europeo. Ha inoltre richiamato il meccanismo nazionale di salvaguardia, esteso non soltanto agli investimenti nella difesa ma anche alle spese energetiche.


Scorte Usa, contatti ancora aperti

Sul fronte delle forniture petrolifere, la Commissione ha confermato di mantenere interlocuzioni sia con i governi dell’Unione sia con l’amministrazione statunitense. Al centro del confronto c’è l’eventuale immissione sul mercato di riserve di petrolio e gasolio americane, anche per scongiurare un possibile divieto di esportazione da parte degli Stati Uniti.

La questione sarà valutata anche nella riunione del consiglio direttivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, prevista per domani. Una portavoce della Commissione ha riferito che sono in corso numerosi incontri e che i contatti con Washington si svolgono a livello politico elevato.

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