Energia e Ets frenano il vetro: produzione giù del 15%
Assovetro segnala margini ridotti, domanda debole e pressione crescente delle importazioni cinesi sul mercato europeo
La produzione italiana di vetro potrebbe diminuire fino al 15% entro la fine del 2026, mentre i costi sono raddoppiati.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Le proposte sul gas
Per contenere l’impatto dell’energia, Assovetro propone di trasformare il Psv italiano nella principale piazza europea per gli scambi del gas, sostituendo il Ttf. L’associazione chiede inoltre forniture di medio-lungo periodo a prezzi legati ai costi effettivi.
Walter Da Riz, direttore generale di Assovetro, indica anche un possibile intervento industriale delle società energetiche presenti in Italia: «Potremmo rendere il Psv italiano la borsa europea del gas, visto che l’Italia è un hub naturale, al posto del Ttf». Secondo Da Riz, una misura di questo tipo aiuterebbe le imprese a sostenere la competizione sui costi.
La pressione delle importazioni
Sul comparto pesa anche l’aumento della capacità produttiva cinese destinata ai mercati esteri. Oltre alla produzione interna, la Cina sta investendo in Egitto, dove trova incentivi fiscali, regole ambientali meno stringenti rispetto a quelle dell’Unione europea e abbondanti riserve di sabbia.
Nel Paese è prevista una fabbrica cinese capace di realizzare 400mila tonnellate di fibre di vetro all’anno, a fronte di una domanda europea pari a 1 milione di tonnellate. Gli arrivi nel continente sono già quintuplicati e, secondo Assovetro, la pressione potrebbe estendersi agli articoli per la tavola e agli altri prodotti a minor valore aggiunto.
I numeri della filiera
Il settore italiano vale 9 miliardi di euro e conta 28.800 lavoratori. La filiera comprende 60 stabilimenti appartenenti a 32 grandi aziende produttrici, oltre 300 imprese di trasformazione e una produzione annua di 6 milioni di tonnellate di vetro fuso.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Con il 16% delle vendite dirette oltreconfine, l’Italia rappresenta il 17% della produzione dell’Unione europea. Questi dati la collocano al primo posto tra i Paesi manifatturieri europei del comparto, secondo le cifre diffuse dall’associazione.
Impianti al limite tecnico
La crisi attuale, spiega Da Riz, combina bollette più alte, costi legati all’Ets, consumi deboli e concorrenza internazionale. «Stiamo vivendo una crisi peggiore di quella del 2022: la domanda, a differenza di allora, è debole», ha affermato il direttore generale, ricordando che in precedenza i contratti pluriennali stipulati prima della guerra in Ucraina avevano attenuato l’aumento dei prezzi.
I margini delle imprese si stanno restringendo e la riduzione dei volumi potrebbe arrivare al 15%, con un costo di produzione raddoppiato. I forni devono restare a circa 1.600 gradi e non possono essere spenti e riavviati senza conseguenze; anche la diminuzione dell’attività è possibile soltanto entro limiti tecnici precisi.
Chiusure già avvenute
In Italia gli impianti stanno rallentando, ma finora non sono state annunciate chiusure. Da Riz non esclude difficoltà maggiori nel prossimo anno se i costi resteranno su questi livelli.
Nel resto d’Europa la capacità produttiva si è già ridotta: sono stati fermati 15 impianti di vetro cavo, 7 strutture per il vetro piano e 2 impianti per le fibre di vetro, su un totale di 11. Ricostruire quei siti appare difficile con gli attuali oneri energetici, ambientali e sociali.
Continua a leggere
Gas oltre 100 euro, l’industria chiede interventi urgenti
Gas Intensive avverte: costi elevati per tutto l’inverno minacciano margini, produzione, investimenti e posti di lavoro.
Turismo accessibile, in Italia genera 9,8 miliardi
Il Mezzogiorno concentra oltre tre miliardi, ma le imprese investono meno nell’offerta per visitatori con esigenze specifiche.
Snam compie 85 anni e investe 14 miliardi sulla rete
Nata nel 1941, la società supera 38.000 chilometri di rete e amplia rigassificazione, stoccaggio e rotte d’importazione
Nel 2046 Fiumicino punta a 100 milioni di passeggeri
Un osservatorio seguirà investimenti, occupazione e ricadute locali del progetto per portare lo scalo a 100 milioni di passeggeri