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Economia 2 min di lettura45 min fa

Turismo accessibile, in Italia genera 9,8 miliardi

Il Mezzogiorno concentra oltre tre miliardi, ma le imprese investono meno nell’offerta per visitatori con esigenze specifiche.

Il turismo accessibile e inclusivo attiva in Italia un valore economico stimato in 9,8 miliardi di euro, di cui più di tre nel Mezzogiorno.

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Musei e siti da rendere accessibili

Il patrimonio culturale può ampliare ulteriormente questo mercato. Nel 2025 i 4.677 musei e istituti similari aperti al pubblico, tra gallerie, monumenti, complessi monumentali e aree archeologiche, hanno accolto circa 140,8 milioni di visitatori.

Nel Sud si trovano 1.176 strutture, pari al 25,1% del totale nazionale, che nello stesso anno hanno registrato circa 30,2 milioni di ingressi. Particolarmente consistente è la presenza di aree e parchi archeologici: sono 149, il 50,7% di quelli italiani. Il rapporto tra patrimonio disponibile e numero di visite indica margini di crescita, soprattutto con itinerari accessibili, servizi locali adeguati e una maggiore integrazione dei luoghi meno frequentati.


Viaggi oltre l’alta stagione

Secondo l’analisi, l’accessibilità può contribuire a distribuire i flussi durante l’anno e tra territori diversi. Le persone anziane e i viaggiatori con esigenze specifiche tendono infatti a privilegiare periodi meno affollati e proposte organizzate, sicure e dai ritmi più distesi.

Questi visitatori spesso si muovono con familiari, accompagnatori o gruppi. Borghi, piccoli musei, aree interne e siti archeologici meno affollati possono quindi intercettare una domanda aggiuntiva, a condizione che gli spazi siano concretamente fruibili e che l’offerta sia coordinata.

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La stima del valore economico

La ricerca di SRM, centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, viene presentata venerdì 30 ottobre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum fino a domenica 1 novembre. Lo studio considera il turismo accessibile una componente ormai stabile della domanda, in particolare per le esperienze culturali, e una possibile leva per modificare servizi e organizzazione delle destinazioni.

Il segmento comprende circa 9 milioni di arrivi e 38,6 milioni di presenze, equivalenti all’8,3% dei pernottamenti turistici nazionali. Applicando una stima di 138 euro di valore aggiunto per presenza, l’impatto diretto raggiunge circa 5,3 miliardi; includendo ricadute su alberghi, ristoranti, trasporti, negozi, servizi e attività culturali e ricreative, la cifra sale a 9,8 miliardi.


Investimenti ancora disomogenei

Un’indagine condotta su 1.000 imprese alberghiere indipendenti mostra che il 44,5% degli operatori italiani ha già inserito l’accessibilità tra le proprie priorità strategiche. Nel Mezzogiorno la percentuale è più bassa e si ferma al 38,2%.

Anche sul fronte dei nuovi servizi emerge una distanza: al Sud sta investendo il 10,3% delle imprese, contro il 16,9% registrato sull’intero territorio nazionale. La quota di strutture che dispone già di un’offerta innovativa, invece, coincide nelle due aree e raggiunge il 6,5%.

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