Snam compie 85 anni e investe 14 miliardi sulla rete
Nata nel 1941, la società supera 38.000 chilometri di rete e amplia rigassificazione, stoccaggio e rotte d’importazione
Snam compie 85 anni e prepara il percorso verso il centenario con un piano di investimenti da 14 miliardi di euro. La società gestisce oggi una rete del gas estesa per oltre 38.000 chilometri in Italia e all’estero.
L’amministratore delegato Agostino Scornajenchi ha descritto l’energia come «un patto tra chi non c’è più e chi non c’è ancora, gestito da chi c’è adesso». A inizio 2025, l’ingresso di Edison Stoccaggio ha aggiunto i siti di San Potito e Cotignola, Collalto e Cellino, portando da 9 a 12 le strutture gestite e aumentando di 1 miliardo di metri cubi la capacità complessiva.
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Più ingressi e riserve disponibili
Il sistema oggi comprende 13 impianti di compressione, oltre 33.000 chilometri di gasdotti in esercizio, 5 terminali per la rigassificazione del gas naturale liquefatto e 12 concessioni di stoccaggio. I punti di entrata sono 10: 5 collegamenti terrestri attraverso i gasdotti e 5 accessi marittimi garantiti dai terminali.
La capacità nazionale di rigassificazione è arrivata a 28 miliardi di metri cubi l’anno. Il dato comprende Panigaglia, Rovigo, Livorno e le due navi acquistate da Snam, entrate in attività a Piombino nel 2023 e a Ravenna nel 2025. Nel 2024 la partecipazione in Rovigo è salita dal 7 al 30%, mentre dal 2026 Livorno è interamente controllata da Snam.
La risposta alla crisi del gas
Nel 2024 sono iniziati i lavori della Linea Adriatica, composta da tre gasdotti per complessivi 425 chilometri tra Sulmona e Minerbio e da una centrale di spinta. L’opera dovrebbe accrescere di 10 miliardi di metri cubi annui il flusso dal Sud verso il Nord, mettendo in collegamento gli ingressi meridionali, il terminale di Ravenna e gli stoccaggi del Centro con le aree industriali settentrionali.
La diversificazione è stata rafforzata anche dal TAP, operativo dal 2020 a Melendugno, in Puglia. Il collegamento trasporta il gas azero attraverso Grecia, Albania e Canale d’Otranto, dopo l’allacciamento al TANAP sul confine tra Grecia e Turchia. La rotta ha assunto un peso maggiore dal 2022, quando il conflitto russo-ucraino ha ridotto progressivamente i volumi provenienti dalla Russia.
Dalla ricostruzione alla rete nazionale
Snam nacque il 30 ottobre 1941 per iniziativa dell’Ente Nazionale Metano, insieme ad Agip, Regie Terme di Salsomaggiore e Surgi. Il compito iniziale era realizzare e amministrare i metanodotti destinati a collegare i giacimenti con le industrie e con le altre aree del Paese.
Le scoperte di Caviaga e Cortemaggiore, tra il 1944 e il 1949, accelerarono la crescita: la rete passò da 257 chilometri nel 1948 a oltre 700 nel 1950, fino a 2.000 nel 1952. Nel dopoguerra il metano fornì alle fabbriche una fonte continua e regolabile, meno inquinante del carbone, sostenendo la ripresa produttiva.
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Mattei e l’espansione dei collegamenti
Il 28 aprile 1945 Enrico Mattei arrivò alla guida straordinaria di Agip con il mandato di liquidare l’ente, ma scelse di puntare sui giacimenti della Pianura Padana e sulle condotte in costruzione. Gli accordi con i Paesi produttori del Medio Oriente e dell’Africa misero in discussione il predominio delle grandi compagnie internazionali e ampliarono le possibilità di approvvigionamento.
La metanizzazione raggiunse progressivamente il Mezzogiorno. In televisione Mattei sostenne che, grazie al gas, il Sud «cessa definitivamente di essere una regione svantaggiata». Nel 1961 la produzione toccò 6,5 miliardi di metri cubi, pari a 18 milioni al giorno.
Le tappe industriali e societarie
Il Centro di Dispacciamento di San Donato Milanese divenne il punto di coordinamento dei flussi lungo la penisola. Nel 1965 i gasdotti arrivarono a 5.500 chilometri e trasportarono 7,7 miliardi di metri cubi; seguirono gli accordi con Libia, Unione Sovietica nel 1969 e Olanda nel 1970.
Nel 1971 Panigaglia, costruito nel Golfo della Spezia, fu il primo rigassificatore italiano. Il gas siberiano raggiunse Sergnano attraverso il primo collegamento russo, mentre nel 1974 entrò in funzione la linea per il gas olandese di Groningen. Dopo la crisi petrolifera del 1973, i comuni serviti superarono quota 1.000 e la rete arrivò a 15.500 chilometri, con 27,5 miliardi di metri cubi trasportati.
Nel 1983 Snam concluse il Transmed, lungo oltre 2.400 chilometri, con un attraversamento del Canale di Sicilia fino a 610 metri sotto il livello del mare. Negli anni Ottanta l’estensione complessiva salì a 23.110 chilometri e i volumi movimentati raggiunsero 47,2 miliardi di metri cubi.
La liberalizzazione europea separò nel 2000 il trasporto dalla vendita del gas. Il 6 dicembre 2001 Snam approdò a Piazza Affari con un’offerta pubblica di vendita che registrò richieste superiori ai titoli disponibili. Nel 2012 Cassa Depositi e Prestiti acquisì da Eni il 30% della società, mentre nel 2016 la separazione da Italgas distinse il trasporto nazionale dalla distribuzione cittadina.
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