Emissioni, l'Italia procede a metà del ritmo richiesto
Dal 2026 servirebbero riduzioni annue di 14 milioni di tonnellate, contro i 7 milioni registrati tra 2015 e 2024.
La Relazione segnala anche ritardi nello sviluppo delle fonti rinnovabili rispetto agli obiettivi fissati per il 2030. L’Italia risulta il Paese europeo con i consumi idrici più elevati e mantiene una forte dipendenza energetica dall’estero. Restano inoltre basse la diffusione delle auto elettriche e le risorse destinate al trasporto pubblico locale.
L’Italia dovrà raddoppiare il ritmo annuale di riduzione dei gas serra per centrare l’obiettivo fissato al 2030.
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Le misure nelle città
Con le risorse del Pnrr, diversi centri urbani hanno avviato interventi per contenere gli effetti del cambiamento climatico. Tra questi si stanno diffondendo i rifugi climatici, spesso affiancati da opere contro il surriscaldamento delle aree cittadine.
Un altro filone riguarda le cosiddette “città spugna”. L’obiettivo è rendere il suolo più permeabile, preferibilmente con superfici verdi, così da raccogliere le piogge intense in vasche, laghetti e zone umide urbane o periurbane. L’acqua può poi essere riutilizzata nei periodi di scarsità e contribuire a ridurre il calore nelle città.
Caldo e fenomeni estremi
La necessità di rafforzare l’adattamento nasce anche dalla particolare esposizione dell’Italia. Negli ultimi cinquant’anni la temperatura media nazionale è salita di oltre 2 °C, con un incremento superiore a quello osservato nel resto del mondo.
Nell’estate 2026 il livello di allerta rosso per il caldo ha riguardato contemporaneamente e per periodi prolungati città di tutte le aree del Paese. Si tratta di condizioni considerate pericolose anche per gli adulti sani e ancora più rischiose per le persone vulnerabili. Nel 2025, inoltre, sono stati censiti più di 2.300 eventi meteorologici estremi.
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Il ritmo delle emissioni
I dati sono contenuti nella Relazione presentata agli Stati Generali della Green Economy, promossi dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile guidata da Edo Ronchi durante Ecomondo, a Rimini. Il documento giudica insufficiente l’attuale impegno climatico nazionale.
Tra il 2015 e il 2024 la diminuzione media annua delle emissioni è stata pari a 7 milioni di tonnellate. A partire dal 2026, per rispettare il traguardo del Pniec 2030, occorrerebbe arrivare a 14 milioni di tonnellate ogni anno. Nel 2025 le emissioni sono invece cresciute, mentre nel 2026 il calo previsto finora è contenuto.
La relazione avverte che, mantenendo questo andamento, l’Italia non riuscirebbe a raggiungere il target stabilito dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
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