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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Acqua, l’Italia prima nell’Ue per i consumi civili e industriali

La relazione degli Stati Generali Green Economy segnala meno risorse, perdite superiori al 40% e recupero limitato.

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con i maggiori consumi d’acqua per usi civili e industriali. Per l’agricoltura occupa invece il secondo posto nei prelievi, preceduta dalla Spagna.

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Meno acqua disponibile

La disponibilità idrica nazionale è diminuita del 20% rispetto all’inizio del Novecento. Il dato, attribuito da Ispra agli effetti del cambiamento climatico, è contenuto nella relazione presentata agli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile di Edo Ronchi durante Ecomondo, a Rimini.

Ogni abitante in Italia ha a disposizione mediamente circa 2.260 m³ d’acqua all’anno, una quantità inferiore alla metà della media dell’Unione europea. Nell’estate del 2024, inoltre, la siccità ha interessato circa il 40% del territorio nazionale.


Perdite nella rete e riuso

A pesare sulla gestione della risorsa sono anche le condizioni della rete idrica. Più del 40% dell’acqua immessa nelle condotte italiane viene disperso prima di arrivare agli utenti, secondo i dati riportati nel documento.

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Il recupero delle acque depurate rimane limitato. Le stime di Enea indicano che oggi viene riutilizzato soltanto il 4% di queste risorse, mentre il potenziale nazionale di recupero potrebbe arrivare al 23%.


Il confronto con gli altri Paesi

Il quadro delineato dalla relazione mette in evidenza una forte pressione sui consumi civili e industriali italiani, ai quali si aggiunge il peso dei prelievi destinati all’agricoltura. In quest’ultimo ambito, l’Italia è seconda nell’Ue, dietro la Spagna.

La distanza dalla media europea emerge anche osservando la disponibilità annuale per abitante. La combinazione tra minori risorse disponibili, periodi di siccità e perdite nella distribuzione riduce la quantità d’acqua effettivamente utilizzabile sul territorio.

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