Emissioni globali, taglio del 6% entro il 2035
I piani presentati dai governi indicano un riscaldamento fino a 2,3°C e lasciano aperto il nodo dei finanziamenti
Le emissioni mondiali di gas serra diminuiranno soltanto del 6% entro il 2035 rispetto al 2019, secondo i nuovi impegni dei governi. Una riduzione che mantiene il pianeta lontano dal limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi.
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Finanziamenti ancora diseguali
Nel biennio 2023-2024, gli investimenti pubblici e privati destinati al clima hanno raggiunto una media annuale di 1.900 miliardi di dollari, con una crescita del 32%. Le risorse, però, continuano a concentrarsi in modo irregolare e molti Paesi in via di sviluppo faticano ad accedervi.
La disponibilità di fondi resta particolarmente insufficiente per le misure di adattamento. Procedure complesse, tempi lunghi per l’approvazione dei progetti e ritardi nei versamenti sono tra gli ostacoli segnalati nei documenti dell’Unfccc.
Piani contro gli impatti climatici
Al 20 ottobre 2026, 146 Paesi avevano iniziato a predisporre programmi nazionali per affrontare le conseguenze del riscaldamento globale. Soltanto 81 Paesi in via di sviluppo, tuttavia, avevano consegnato formalmente i propri piani.
Il ritardo riguarda soprattutto la possibilità di trasformare gli obiettivi in interventi concreti. La carenza di finanziamenti si aggiunge alle difficoltà tecniche e amministrative che rallentano l’attuazione delle strategie.
Obiettivi ancora insufficienti
Anche ipotizzando il rispetto completo degli impegni già assunti, il calo delle emissioni arriverebbe al 9% rispetto ai livelli del 2019. Le proiezioni associate alle politiche attuali indicano così un aumento della temperatura globale compreso tra 1,7 e 2,3°C entro la fine del secolo.
Simon Stiell, segretario esecutivo dell’Unfccc, ha riconosciuto l’ampliamento delle iniziative climatiche nei diversi comparti economici. «I progressi collettivi restano insufficienti e molti Paesi incontrano ancora ostacoli significativi nell’attuazione degli impegni», ha affermato.
I dati dei nuovi programmi
L’analisi ha esaminato 127 piani depositati tra gennaio 2024 e agosto 2026, riferiti a 154 Parti dell’Accordo di Parigi. Nel complesso, i documenti rappresentano circa il 70% delle emissioni mondiali.
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Dai programmi emerge una maggiore presenza delle politiche ambientali nelle strategie economiche nazionali. Sicurezza dell’energia, ricerca tecnologica e partecipazione delle imprese sono citate con frequenza crescente.
Reti elettriche e combustibili fossili
Gli interventi sulle reti elettriche compaiono nei piani di circa il 70% dei Paesi. Il potenziamento delle infrastrutture viene collegato all’espansione delle fonti rinnovabili e all’aumento dei consumi elettrici.
Il passaggio dai combustibili fossili alle fonti pulite procede però con obiettivi meno definiti. Soltanto il 27% dei governi richiama esplicitamente l’abbandono progressivo di petrolio, gas e carbone; appena il 10% stabilisce traguardi per ridurre entro il 2035 la produzione elettrica da fonti fossili e il 6% indica una loro eliminazione.
Più attenzione al metano
Il metano è incluso nel 92% dei programmi esaminati. Il dato segnala una priorità condivisa nella riduzione di un gas ad alto impatto climatico, mentre restano limitati gli impegni sulla trasformazione complessiva dei sistemi energetici.
Il 65% dei Paesi considera inoltre l’energia pulita un elemento utile per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Il coinvolgimento di amministrazioni locali, organizzazioni della società civile e imprese è indicato dal 98% dei governi, rispetto al 70% dei precedenti piani.
Verso la COP31
I risultati sono contenuti nei rapporti pubblicati dall’Unfccc in vista della COP31, prevista ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre. I documenti valutano sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni sia l’avanzamento delle misure di adattamento.
«Un numero crescente di governi sta intervenendo sul clima in tutti i settori dell’economia, per cogliere i benefici dell’energia pulita e della resilienza climatica», ha dichiarato Stiell. Ha aggiunto che la piena applicazione degli impegni rimane frenata da difficoltà ancora rilevanti.
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