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Economia 1 min di lettura8 ore fa

Elettrodomestici, la proposta di Orsini: più debito europeo

Il presidente di Confindustria chiede strumenti finanziari comuni e acquisti made in Ue per ridurre la dipendenza dell’industria dalla filiera cinese.

La crisi degli elettrodomestici riaccende il confronto sulle strategie industriali dell’Unione europea. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ritiene necessario mobilitare risorse comuni per ricostruire filiere continentali oggi legate alla Cina.


L’allarme sulla dipendenza cinese

Intervenendo ad Ancona a margine di un evento, Orsini ha sostenuto che l’Europa rischia di essere invasa da prodotti cinesi e di dipendere sempre di più da una catena del valore controllata da Pechino. Il riferimento era soprattutto alle difficoltà del comparto degli elettrodomestici.

Secondo il presidente di Confindustria, questa situazione impone una scelta politica e industriale. «Stiamo diventando dipendenti di una catena del valore cinese all’interno delle nostre industrie», ha affermato, collegando il problema alla necessità di rafforzare la produzione europea.


La richiesta di risorse comuni

La soluzione indicata da Orsini passa dal ricorso al debito pubblico a livello europeo. Le risorse, nella sua impostazione, dovrebbero sostenere la trasformazione delle filiere oggi approvvigionate dalla Cina e favorire il ritorno di una maggiore capacità produttiva interna.

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Il presidente di Confindustria ha inoltre richiamato il tema delle regole. A suo giudizio, l’Europa ha introdotto vincoli che non vengono applicati con la stessa intensità nel resto del mondo, creando uno svantaggio per le imprese del continente.


Più acquisti dentro l’Unione

Per proteggere il settore degli elettrodomestici, Orsini ha indicato anche una seconda direttrice: orientare maggiormente gli acquisti verso prodotti realizzati nell’Unione europea. La domanda interna, in questo modo, potrebbe contribuire a sostenere le aziende e a rendere più solide le filiere locali.

La proposta combina quindi sostegno finanziario e preferenza per la produzione europea. L’obiettivo dichiarato è sostituire gradualmente i segmenti della catena industriale che oggi arrivano dalla Cina con una rete di fornitori e produttori nuovamente radicata in Europa.

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