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Economia 2 min di lettura54 min fa

Crisi d’impresa, 45.800 posti salvi: la svolta della prevenzione

«Tanto più si interviene in modo rapido ed efficace tanto più si agisce con successo».

«Tanto più si interviene in modo rapido ed efficace tanto più si agisce con successo». Andrea Prete, presidente di Unioncamere, riassume così il fattore che può determinare l’esito di una crisi aziendale: individuare le difficoltà prima che diventino irreversibili.

Secondo Prete, nell’ultimo anno la composizione negoziata ha permesso di preservare un’impresa ogni quattro e di tutelare il lavoro di oltre 45mila persone, considerando anche l’indotto formato da fornitori, società collegate e filiere produttive.


La rapidità resta decisiva

L’Osservatorio di Unioncamere collega i risultati positivi alla diffusione di una maggiore attenzione alla prevenzione. L’accesso tempestivo alla procedura, infatti, aumenta le possibilità di raggiungere un’intesa e di mantenere operativa l’azienda.

Un ruolo importante spetta anche agli esperti incaricati di assistere le imprese. I professionisti nominati sono soprattutto commercialisti, pari al 78% del totale, seguiti dagli avvocati con il 20%; molto più ridotta è invece la presenza di dirigenti d’impresa e consulenti del lavoro.


Le intese che hanno protetto il lavoro

Dall’avvio dello strumento, il 15 novembre 2021, sono state aperte 5.084 procedure. Le pratiche concluse sono 3.453 e, tra queste, 777 hanno prodotto un risultato favorevole: il rapporto è quindi pari al 23%, con circa 45.800 posti di lavoro salvaguardati.

Tra le esperienze positive più recenti figurano Coin e Furla. Ad agosto hanno completato il percorso anche Tfm automazione, attiva nella meccanica di precisione per il settore automobilistico, con 250 dipendenti e 60 milioni di fatturato, Colines, che conta 150 addetti, ed Edim spa, passata al gruppo Bosch e forte di 340 lavoratori.

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Non tutte le trattative arrivano alla meta

Le procedure concluse senza soluzione sono 2.676. Nel 54% dei casi il mancato accordo tra le parti ha chiuso il percorso; in altri 839 fascicoli non sono emerse condizioni sufficienti per il risanamento, mentre il 15% degli insuccessi è dipeso dalla rinuncia dell’imprenditore.

Gli addetti ai lavori indicano tra gli ostacoli anche il numero ancora limitato di accordi fiscali approvati dall’Agenzia delle Entrate. Nell’ultimo periodo, tuttavia, le transazioni sottoscritte sono salite a 53, segnando un aumento rispetto alla fase precedente.


Uno strumento sempre più utilizzato

Nei primi otto mesi del 2026 sono state presentate 1.128 nuove istanze. Il dato conferma la crescita progressiva del ricorso alla composizione negoziata, introdotta con il decreto legge 118 del 24 agosto 2021 durante il governo Draghi.

Tra i casi più recenti c’è Natuzzi, alle prese con le difficoltà del comparto dei divani. Nel quadro delle operazioni già portate a termine rientrano inoltre Bricoteam, con i negozi Bricofer, Gala spa, attiva nell’energia, Nagest, specializzata nell’impiantistica, ed Egea, indicata tra le situazioni di gruppo più articolate.

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