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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Crescita sotto l’1%: la ricetta Ocse può alzare il Pil italiano

L’organizzazione invita Roma a intervenire su istituzioni, lavoro, fisco, energia e produttività: così il Pil potrebbe crescere del 3,9% in dieci anni

L’Italia ha superato senza cedimenti decisivi le crisi degli ultimi anni, ma ora deve evitare che la crescita resti inchiodata a ritmi troppo bassi. Le stime indicano infatti un’espansione media inferiore all’1% annuo nel prossimo decennio, uno scenario che rende urgenti interventi strutturali.

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Una crescita frenata da troppi ostacoli

Tra i principali rischi c’è l’evoluzione demografica: entro il 2040 la popolazione in età lavorativa potrebbe ridursi di cinque milioni di persone. Anche la produttività rappresenta un punto debole, visto che dalla metà degli anni Novanta aumenta meno rispetto alla media dell’area euro.

Sul quadro pesano inoltre il debito pubblico, che resta il terzo più elevato nell’area Ocse, e una spesa pensionistica tra le più consistenti. A questi elementi si aggiungono livelli occupazionali ancora contenuti tra giovani e donne e un costo dell’energia superiore a quello sostenuto dai principali Paesi concorrenti.

La pressione sull’economia arriva anche dall’esterno. I dazi statunitensi, la competizione della Cina e il nuovo rincaro dell’energia complicano le prospettive per le imprese: nel 2025 gli acquisti italiani dalla Cina sono aumentati del 16,4%, mentre le vendite italiane verso quel mercato hanno registrato una diminuzione del 6,6%.

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Le riforme possono cambiare il risultato

Secondo le valutazioni dell’Ocse, un intervento coordinato su istituzioni, competenze, cuneo fiscale, regole e ricerca potrebbe innalzare il livello del Pil del 3,9% nell’arco di dieci anni. L’effetto salirebbe all’11,9% considerando un periodo di venticinque anni.

Nel primo decennio, il contributo più rilevante arriverebbe dal miglioramento della qualità istituzionale e dal taglio del cuneo fiscale, con un incremento dell’1,1% ciascuno. La proposta è accompagnare il Piano nazionale di ripresa e resilienza anche dopo il 2026, coordinandolo con il Piano strutturale di bilancio di medio termine.

I contenuti sono stati illustrati al Cnel insieme al rapporto “Studi economici: Italia 2026” e all’aggiornamento delle prospettive economiche. Il programma indicato dall’organizzazione si concentra su quattro aree: conti pubblici, occupazione giovanile, sicurezza e costo dell’energia, produttività delle imprese.

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