Scaffali e trasporti sotto pressione: dove può colpire il caro-gasolio
I blocchi e i presidi degli autotrasportatori coinvolgono porti, autostrade e aziende, mentre il Codacons teme carenze alimentari e aumenti ingiustificati.
Il rischio per i consumatori non riguarda soltanto il pieno sempre più costoso: la mobilitazione degli autotrasportatori comincia a mettere sotto stress i rifornimenti e la produzione. Il Codacons avverte che, se i disagi proseguiranno, alcuni beni alimentari potrebbero diventare più difficili da trovare e potrebbero aumentare le occasioni di rincaro lungo la filiera.
Il prezzo del gasolio, intanto, rimane elevato senza variazioni rispetto al giorno precedente: gli ultimi dati del Mimit indicano 2,257 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,297 euro in autostrada.
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Il timore di rincari nei negozi
Secondo il Codacons, la situazione presenta due possibili conseguenze. La prima è una temporanea riduzione della disponibilità di prodotti essenziali nei supermercati, soprattutto nel comparto alimentare; la seconda è il rischio che l’emergenza venga utilizzata per applicare aumenti non giustificati ai prezzi finali.
A essere più esposta è la catena degli approvvigionamenti agricoli, che dipende in larga misura dal trasporto su gomma. Le difficoltà logistiche si stanno già riflettendo anche sul pastificio La Molisana di Campobasso, penalizzato nei rifornimenti come le altre imprese che utilizzano camion per ricevere materie prime e distribuire la produzione.
Porti e autostrade nel mirino
La protesta ha raggiunto anche il porto commerciale di Napoli, dove alcuni tir hanno occupato il varco Bausan. L’iniziativa, descritta come pacifica, ha provocato rallentamenti nella viabilità circostante e ripercussioni sull’accesso all’A1; gli autotrasportatori hanno illustrato agli automobilisti le ragioni della mobilitazione.
Durante la notte, intorno alle 3, il collegamento tra la A1 Milano-Napoli e la A30 Caserta-Salerno è stato chiuso temporaneamente per chi arrivava da Napoli. Presidi di mezzi pesanti sono stati inoltre segnalati agli ingressi di Potenza, in corrispondenza degli svincoli Est e Ovest e nell’area industriale di Tito, lungo il raccordo tra il capoluogo lucano e Sicignano degli Alburni, nel Salernitano.
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La mobilitazione si allarga
Da Altamura stanno raggiungendo Bari altri autotrasportatori impegnati nella protesta contro l’aumento dei costi energetici. I primi mezzi si sono concentrati a Punta Perotti, con l’obiettivo di dirigersi verso la sede della Presidenza della Regione Puglia, dove il governatore Antonio Decaro dovrebbe incontrare una rappresentanza del settore.
In Sicilia, il Comitato trasportatori siciliani ha comunicato che il fermo dei servizi interessa tutti i porti dell’isola. Il comitato precisa però che il passaggio via terra dell’ortofrutta attraverso lo Stretto di Messina resta garantito e che non sono in corso blocchi stradali o presidi sulle principali arterie di collegamento.
Agricoltori siciliani chiedono un confronto
Alla protesta dei camionisti si affianca quella degli agricoltori siciliani, che chiedono al ministero competente di essere ricevuti. Il comitato coordinato da Mariano Ferro, storico esponente dei Forconi, attribuisce la mobilitazione ai costi di produzione ormai non più sostenibili e alle difficoltà strutturali del settore, aggravate dall’aumento del gasolio e dal quadro internazionale.
Gli agricoltori sostengono di voler portare nuovamente all’attenzione delle istituzioni problemi già segnalati in passato e rimasti, a loro giudizio, senza una soluzione concreta. Nel frattempo, la protesta degli autotrasportatori continua in più aree del Paese, con possibili effetti sui trasporti, sulle imprese e sui prezzi pagati dai consumatori.
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