Cgil e Caritas bocciano la manovra tra scuola e sanità
Il sindacato denuncia tagli a pensioni e istruzione; l’organizzazione cattolica chiede più equità fiscale e tutela sanitaria.
La manovra ha raccolto critiche da Cgil, Caritas, opposizioni e associazioni di settore, soprattutto su pensioni, scuola e sanità.
La Cgil ha annunciato la mobilitazione contro il provvedimento, indicando nello sciopero generale del 20 novembre il primo appuntamento nazionale. Il sindacato sostiene che il testo aggravi le disuguaglianze invece di sostenere salari, pensioni e servizi pubblici.
Nel giudizio della confederazione rientra anche l’aumento delle spese militari: 14,4 miliardi in più nel prossimo biennio. La Cgil lo definisce il maggiore incremento degli investimenti in armamenti registrato in tempo di pace e contesta l’assenza di risorse analoghe per il welfare.
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Pensioni e sanità nel mirino
Secondo il sindacato, la rivalutazione degli assegni previdenziali subirà riduzioni comprese tra il 15% e il 68%. Inoltre, l’età per la pensione aumenterà dal gennaio 2027, fino a raggiungere nel 2029 il requisito di 67 anni e 6 mesi oppure 43 anni e 4 mesi di contributi.
Alla sanità, prosegue la Cgil, sarebbero destinati 2,4 miliardi, una somma ritenuta insufficiente rispetto all’inflazione e alle necessità di personale e assistenza territoriale. La confederazione sostiene inoltre che una parte consistente delle risorse finirà al settore privato accreditato e alle aziende farmaceutiche, anche attraverso 1,6 miliardi collegati ai bonus per gli over 75.
La previsione sul rapporto tra fabbisogno sanitario nazionale e Pil viene indicata come un ulteriore elemento critico: dal 6,14% dell’anno in corso si passerebbe al 5,83% nel 2029. Per la Cgil, questi valori non consentirebbero di garantire pienamente il diritto alla salute.
Il sindacato riassume così la propria posizione: «La manovra sembra scritta dal governo di un altro Paese, per non dire di un altro pianeta».
I rilievi della Caritas
Anche Caritas Italiana chiede modifiche durante l’esame parlamentare. Don Marco Pagniello, direttore dell’organizzazione, ha segnalato il rischio che le risorse vengano distribuite attraverso interventi numerosi, limitati nel tempo e incapaci di coprire tutte le condizioni di fragilità.
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La valutazione della Caritas è che misure più stabili e coordinate potrebbero rendere gli aiuti più efficaci. L’organizzazione ha inoltre richiamato il principio di progressività previsto dalla Costituzione, contestando l’estensione dei regimi di tassazione proporzionale.
Secondo la Caritas, trattamenti fiscali diversi per contribuenti con condizioni economiche simili potrebbero ridurre il contributo alle spese comuni e le entrate destinate ai servizi di Regioni e Comuni. Il richiamo riguarda anche la necessità di tutelare il servizio sanitario.
L’organizzazione cattolica ha poi invitato a evitare contrapposizioni tra generazioni, sostenendo una collaborazione tra giovani e anziani anziché misure che mettano i loro bisogni in concorrenza.
Scuola e imprese sanitarie
Nel comparto dell’istruzione, la riduzione prevista per il prossimo anno scolastico riguarda 4.925 docenti e 2.049 lavoratori Ata, per un totale vicino a 7mila posti. La Cgil critica anche la conferma dei sostegni alle scuole paritarie e l’assenza di un programma per gli investimenti successivi al Pnrr.
Il sindacato ritiene inoltre quasi nullo l’effetto della manovra sulla crescita dei prossimi tre anni, sulla base delle stime del Ministero dell’Economia e delle finanze. Nel mirino finiscono anche le agevolazioni fiscali: la riduzione dell’Irpef per chi guadagna tra 50.000 e 55.000 euro sarebbe compresa tra 100 e 500 euro e varrebbe soltanto per un anno, mentre la flat tax verrebbe estesa in modo permanente ai professionisti con redditi fino a 100.000 euro.
Sul fronte sanitario resta aperta la questione del payback, il sistema che chiede ai fornitori di farmaci e dispositivi medici di coprire una parte degli sforamenti dei tetti regionali di spesa. Confindustria Dispositivi Medici stima un esborso di 12,5 miliardi e ha preannunciato iniziative giudiziarie.
Le contestazioni arrivano mentre il testo della manovra è stato trasmesso alla Camera per l’avvio dell’iter parlamentare. La Cgil collega il provvedimento anche all’inflazione, indicata al 5,4%, e al drenaggio fiscale da 30 miliardi maturato nel periodo 2022-25.
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