Benzina, il tetto privato divide: la proposta dei benzinai
Fegica e Faib-Confesercenti chiedono che il limite ai prezzi venga fissato dallo Stato per evitare squilibri tra grandi gruppi e pompe indipendenti.
Il limite ai prezzi dei carburanti rischia di produrre effetti distorsivi se viene deciso autonomamente dai maggiori operatori del settore. È l’allarme lanciato da Fegica, secondo cui gli sconti praticati dalle compagnie integrate possono mettere in difficoltà le aziende che acquistano il prodotto sul mercato.
Il nodo degli sconti decisi dai grandi gruppi
Eni, Ip e Q8 hanno adottato il price cap e, insieme, controllano circa 9.000 dei 20.000 impianti presenti in Italia. La loro quota di mercato supera inoltre il 50%, attestandosi intorno al 55%.
I tre gruppi dispongono di filiere integrate: producono carburanti e riforniscono sia le proprie stazioni di servizio sia quelle di altri operatori. Quando riducono i prezzi per iniziativa propria, spiegano da Fegica, le cosiddette pompe bianche possono incontrare maggiori difficoltà nel reperire il prodotto e sono costrette a sostenere costi più elevati, con un margine ridotto per competere.
Fegica chiede regole uguali per tutti
Per questo Fegica e Faib-Confesercenti hanno presentato al Senato una proposta che punta a trasformare il price cap in una misura governativa, non volontaria. Secondo le due organizzazioni dei gestori, soltanto parametri stabiliti dall’amministrazione pubblica possono garantire condizioni uniformi e impedire che alcuni operatori vengano penalizzati.
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Fegica considera utile abbassare i prezzi durante una fase di emergenza, ma ritiene necessario disciplinare lo strumento con criteri trasparenti e verificabili. Il rappresentante dell’organizzazione ha sottolineato che lasciare la decisione alle singole compagnie può creare squilibri in un mercato nel quale i grandi gruppi hanno già un peso rilevante.
Un modello già presente in Europa
Il ricorso a un limite sui prezzi dei carburanti non sarebbe una novità nel continente. Una regolazione decisa dallo Stato è già applicata da anni in Belgio e Lussemburgo, mentre il governo tedesco ha annunciato l’intenzione di introdurre una misura analoga.
La richiesta avanzata in Italia è quindi quella di seguire un’impostazione pubblica e non affidata alle scelte commerciali dei singoli operatori. L’obiettivo indicato da Fegica è mantenere la riduzione dei prezzi senza trasferire i costi dell’intervento sulle aziende indipendenti.
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