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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Benzina e diesel, lo sconto sparisce: il gasolio sale di 6,1 centesimi

Il mancato decreto sulle accise mobili fa terminare l'ultima riduzione fiscale, mentre il governo convoca raffinerie e compagnie per contenere i prezzi alla pompa.

Il prossimo confronto con le aziende della raffinazione potrebbe indicare la strada per contenere i rincari dei carburanti. Giovedì 8 ottobre Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i rappresentanti delle imprese attive in Italia discuteranno anche di un possibile aumento della produzione.

Nel frattempo, alcune compagnie hanno introdotto autonomamente un tetto ai prezzi, contribuendo ad abbassare le medie praticate ai distributori. L'iniziativa privata, tuttavia, non sostituisce la misura fiscale ormai terminata.


Il governo cerca nuovi margini

La riunione servirà a valutare se una maggiore produzione possa sostenere una discesa dei prezzi. Al tavolo parteciperanno il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e le società della raffinazione presenti sul territorio nazionale.

Il contenimento dei costi alla pompa è stato favorito anche dalle decisioni di alcuni operatori. Eni ha fissato il 25 settembre un limite di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro per la benzina, valido dal 28 settembre per 30 giorni; Socar, proprietaria di Ip, aveva annunciato una riduzione per lo stesso arco temporale a partire dal 27 settembre. Il 29 settembre si è aggiunta Q8, seguita poi da Tamoil.


Il diesel perde lo sconto fiscale

La riduzione applicata dal governo è cessata tra il 5 e il 6 ottobre, allo scoccare della mezzanotte. Di conseguenza, il prelievo sul gasolio aumenta di 6,1 centesimi, senza che sia entrato in funzione il meccanismo destinato a compensare automaticamente l'incremento.

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L'assenza del provvedimento interministeriale di Economia e Sicurezza energetica nella Gazzetta Ufficiale ha impedito di utilizzare l'aumento dell'Iva per finanziare un nuovo taglio. Dal marzo 2026 è la prima volta che non resta alcuna riduzione fiscale sui carburanti, dopo le misure introdotte in seguito al conflitto tra Usa, Israele e Iran.


Come avrebbe funzionato la misura

Il decreto atteso avrebbe dovuto precisare quali prodotti includere, quantificare l'eventuale sconto e stabilirne la durata. Il sistema si basa sull'Iva aggiuntiva incassata quando salgono le quotazioni internazionali del greggio nel mese precedente: quelle risorse possono essere restituite agli automobilisti attraverso una diminuzione delle accise.

Giorgia Meloni aveva spiegato il principio in questi termini: «Il meccanismo delle accise mobili significa che lo Stato non prende una lira dall'aumento, perché quello che prende in più dall'aumento del costo del carburante lo rimette per tagliare il prezzo alla pompa». Rispetto agli interventi pagati direttamente con risorse pubbliche, la formula non pesa sul deficit, ma produce una riduzione più contenuta del prezzo finale.

L'indirizzo annunciato dall'esecutivo è comunque quello di superare gli sconti uguali per tutti, ritenuti più vantaggiosi per chi consuma di più. L'ipotesi è concentrare gli aiuti sulle fasce con minori disponibilità economiche e sugli autotrasportatori.

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