Cinema, 180 milioni in meno: perché gli aiuti non bastano alle imprese
La valutazione della legge Franceschini evidenzia il calo dei finanziamenti, la dipendenza delle aziende più piccole e l’impatto ancora limitato su occupazione e diffusione all’estero.
La riduzione dei sostegni pubblici mette sotto pressione un settore già caratterizzato da bilanci fragili. Nel 2025 le risorse assegnate attraverso i quattro principali strumenti destinati a produzione e distribuzione cinematografica si sono fermate a 477,6 milioni di euro, contro i 656,6 milioni dell’anno precedente: la contrazione è del 27,2%.
Le imprese più piccole restano esposte
Il peso degli incentivi sui conti aziendali emerge con chiarezza dall’analisi riferita al periodo 2018-2025. Gli aiuti pubblici hanno rappresentato in media il 37% della produzione delle imprese beneficiarie, quota che sale al 77% per gli operatori di minori dimensioni. Senza quei contributi, il risultato operativo delle aziende considerate diventerebbe negativo.
La distribuzione delle risorse, però, favorisce soprattutto le realtà più grandi. Le imprese con una produzione media pari almeno a 20 milioni di euro costituiscono il 6,4% del campione e hanno ricevuto il 53,1% dei contributi disponibili nel periodo. Al contrario, le aziende sotto i 500mila euro sono il 55,9% del totale, ma hanno ottenuto soltanto il 6% delle risorse.
Il credito d’imposta rallenta
La principale frenata riguarda il credito d’imposta, strumento centrale per il comparto audiovisivo. Le richieste approvate sono scese da 888 a 527, con una diminuzione del 40,7%, mentre gli importi riconosciuti sono passati da 622,6 a 402,8 milioni, perdendo il 35,3% in un anno.
I contributi selettivi hanno seguito invece una traiettoria opposta, crescendo da 21,5 a 61,8 milioni. L’aumento non è stato tuttavia sufficiente a compensare la riduzione del credito d’imposta. Il numero delle opere sostenute è rimasto quasi invariato, con 814 titoli nel 2025 rispetto ai 799 del 2024: meno denaro, dunque, a fronte di una platea produttiva sostanzialmente stabile.
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Più produzione, pochi effetti sul lavoro
Nel complesso, il 97,5% dei fondi esaminati per il 2025 è stato indirizzato alla produzione; alla distribuzione sono andati 11,5 milioni di euro. Secondo la valutazione, il sistema riesce soprattutto ad alimentare il numero e il volume delle produzioni, mentre i risultati sul versante occupazionale appaiono più incerti.
Le testimonianze raccolte tra gli operatori indicano che l’incremento dei set non ha assicurato automaticamente maggiore continuità lavorativa. Anche le produzioni straniere portano servizi e competenze in Italia, ma questo effetto non comporta necessariamente una più ampia circolazione internazionale dei film italiani.
La fotografia arriva dalla valutazione d’impatto economico, industriale e occupazionale della legge 220 del 14 novembre 2016, conosciuta come legge Franceschini. Il documento è stato pubblicato il 30 settembre, come previsto dalla scadenza annuale, mentre la normativa è interessata da modifiche contenute in un disegno di legge già approvato dalla Camera e approdato al Senato.
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