Banca Ifis, 170 milioni ancora da coprire: la partita decisiva sugli Npl
Dopo i rilievi di Bankitalia, l’istituto punta a chiudere entro dicembre la cessione dei crediti problematici per ridurre l’impatto delle rettifiche richieste.
La vera partita per Banca Ifis si gioca ora sui tempi della vendita dei crediti deteriorati. L’istituto ha infatti 90 giorni per confrontarsi con Bankitalia sulle contestazioni emerse durante l’ispezione e mira a completare l’operazione sugli Npl entro la fine dell’anno.
Nella documentazione trasmessa a Consob, la banca quantifica in 215 milioni l’effetto complessivo delle rettifiche che deriverebbero dall’eventuale applicazione delle indicazioni dell’autorità: 157 milioni riguarderebbero i crediti deteriorati e 58 milioni quelli considerati ancora regolari.
Restano 170 milioni da contabilizzare
Banca Ifis precisa però di avere già registrato nei bilanci al 30 giugno una svalutazione di 45 milioni sul portafoglio dei crediti sani. Di conseguenza, l’ammontare ancora da assorbire scenderebbe a 170 milioni, con la parte principale concentrata sulle sofferenze e sugli altri finanziamenti più problematici.
L’ispezione di Bankitalia si era conclusa con un esito definito «parzialmente sfavorevole» e con diversi rilievi. L’istituto, guidato dall’amministratore delegato Raffaele Zingone dopo l’uscita di Frederik Geertman il 24 settembre, sostiene comunque di poter confermare l’affidabilità delle procedure usate per recuperare i crediti e dei modelli impiegati per valutarli, recentemente esaminati da tre consulenti esterni indipendenti.
La vendita degli Npl può cambiare il conto
Il possibile impatto delle rettifiche è legato anche alla cessione del comparto dei crediti deteriorati, annunciata all’inizio dell’estate. Il 24 settembre Banca Ifis ha ricevuto circa dieci proposte vincolanti da parte di fondi e operatori specializzati.
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La banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio punta a ottenere dalla vendita un prezzo tale da limitare la svalutazione rispetto ai 157 milioni stimati da Bankitalia. Secondo l’istituto, gli acquirenti non bancari sono soggetti a regole europee diverse sulla classificazione dei crediti e questo potrebbe incidere sulla valorizzazione del portafoglio.
Dividendi e consiglio sotto esame
Tra le richieste dell’autorità rientra anche una possibile revisione della politica di distribuzione degli utili. Banca Ifis dovrebbe infatti mantenere una riserva patrimoniale di almeno 100 punti base oltre i requisiti minimi stabiliti dalla vigilanza, con potenziali conseguenze sulla possibilità di distribuire dividendi.
Le osservazioni hanno riguardato inoltre il funzionamento del consiglio di amministrazione. Il piano correttivo prevede l’ingresso di nuovi componenti, che dovrebbero essere «in prevalenza indipendenti», così da intervenire sulle carenze individuate dall’ispezione.
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